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A Sera

Quando cala la sera e la notte si incammina a scoprire le anime, solo il cuore ricco di vita non ha paura del silenzio. Ma se questo cuore non ha retto all’ansia del giorno e ha paura del domani, allora, la lana bianca della luna si stinge di dolore e invecchia sotto le ali imperiali dell’effimero tempo, in cerca di stragi mai vendicate nel cerchio del futuro.

Ma quando cala di nuovo la sera e la notte apre il varco alle stelle d’argento, esse stingono quel sangue assetato di dolore, che non vivrà nemmeno negli anfratti di una roccia annerita dalla pelle dei corvi assetati di sciagure.
E di queste sciagure l’intero Universo abbraccerà il dimenarsi nella brace di un fuoco ardente che, inghiottendole, rinascerà a nuova vita nelle braccia di Eros.

E a questo Dio, l’uomo, ritornato bambino, darà la mano per andare in quella terra dove cuore, notte e anima saranno racchiuse in un solo spirito di pace.

A tavolino con l'anima

“Un giorno mi sono trovata, così per caso, o forse no, a tavolino con l’anima, una di fronte all’altra. Lei mi guardava, io la guardavo. Restammo in silenzio per un bel po’. Ero molto giovane, la sentivo, ma non la capivo. Allora me ne andai e passai a un altro tavolino, quello dove c’era la mente a guardarmi. Mi chiese:

“Sei qua per capirmi?”
“Sì.”, risposi. Lei sorrise benevolmente e mi disse:

“Per capire me, devi andare prima dall’anima, sarà lei a farti comprendere bene cosa ho da dirti! Se non fai questo passo, tutto ciò che io ho da mostrarti, potrà risultare ingannevole e portarti su un terreno senza ritorno.”

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Agglomerato urbano

Già solo sentire queste due parole messe insieme mi fa raggrinzire la pelle, riempiendola di rughe in un attimo fulmineo. Mi chiedo perché mai, fin dalla notte dei tempi, con tutto lo spazio che c’era sulla terra, l’uomo ha sentito il bisogno di accatastarsi l’uno sull’altro vivendo gomito a gomito in “agglomerati urbani”, per poi finire col non sopportarsi e, talvolta arrivare persino a uccidersi. Perché troppo spesso la realtà dei fatti è questa: “Ogni sera alla stessa ora, da quelle due finestre di fronte si sentivano gli urli di sempre e sempre tra le stesse persone… Agglomerato urbano!”

Alchimie

Dentro di te c’è tutto: c’è la forma dell’Universo con le sue ombre e le sue luci, i suoi fluidi e le sue rocce, i suoi palpiti e i suoi silenzi, i suoi fremiti e le sue pause.
Ma tu non ci pensi e procedi ingolfato, confondendo ogni cosa in un magma caotico, una poltiglia gettata su di te a casaccio, come un’immensa biglia che ti sovrasta.
Eppure, di tanto in tanto, ti fermi ad accogliere qualcosa che senti distante, incomprensibile e troppo ignoto per la tua natura. Ma se solo trasformassi ciò che tocchi di te stesso ogni giorno, dalla semplice mano che prende, al pensiero che giunge inaspettato, ai sogni a occhi aperti, agli sguardi nel vuoto, così tanto per sguazzare nello spazio… allora sapresti che quell’Universo sei proprio tu.

Amore

Scambio di energie pulite di un corpo, una mente, un’anima con un altro corpo, un’altra mente, un’altra anima. Energie libere di assecondare l’Essenza e in questa Essenza percorrere il dinamismo di emozioni pure. PULIAMOCI TUTTI!!!

Anagrafe

La ruota dell’Anagrafe non mi ha mai spaventata e ora meno che mai. Mi piace persino vedere i segni del tempo sul mio corpo, li accolgo come memoria di me, mia mappa personale e unica, come quella di tanti altri, tutti diversi o simili, ma unici. No, decisamente non so piangere della mia vecchiaia: è la mia firma! Bella o brutta che sia è, comunque, senza menzogne, nel bene e nel male. E’ lei da sempre con me e oltre come memoria.

Anima

La nostra anima è un fuoco di inventiva e creatività. Se è immonda produce oggetti di basso profilo, pieni di ombre distorte che allarmano il cuore e ingannano la mente. Ma se è libera riesce a creare opere che evocano la Bellezza primordiale, davanti alle quali il nostro cuore torna a casa.

Apparenza

Dobbiamo stare attenti a non appartenere molto agli altri e poco a noi stessi! Slittare solo verso l’esterno sganciati dalla nostra manifattura originaria ci fa andare in giro per la vita come bandiere al vento. Sapere, invece, sentire la nostra intima essenza ci fa appartenere all’intero Universo e non solo a una sponda ristretta e nascosta.

Assurdità

Ogni assurdità ha il suo labirinto che la sostiene, i suoi contorti viali di accesso. Svelarli è una cosa complessa, ma non impossibile. Senza essere bloccati da idee fisse e preconcette, possiamo inoltrarci sulla strada della scoperta.
L’essere umano può essere oggetto di grandi manipolazioni sia nel suo microcosmo familiare che nella sua dimensione sociale. Così sottoposto a pressioni di ogni tipo, può partorire pericolose assurdità. Non spaventiamoci. Mettiamoci, piuttosto, di buon grado ad aprire i viali d’accesso per poter capire. Non confondiamoci, però, con la sindrome del buon samaritano, ma avviciniamoci piuttosto alla creatività del “genio”.
Non dico sempre, ma talvolta possiamo farcela!

Autodidatta

Avida di vita e di conoscenza camminava nella realtà con il respiro accelerato su ogni cosa, ma quel respiro non era affanno, era piuttosto il piacere di percorrersi inoltrandosi negli anfratti più reconditi del sapere.
Era così che viveva passando intere giornate, e talvolta anche le notti silenziose, entrando nella fisionomia di tutto quello che avrebbe potuto arricchire il portafoglio della mente e alimentare i battiti del cuore, dove ogni nuova scoperta appagava quella spessa avidità con cui sperimentava la vita.
Da tutti i suoni del mondo rubava le note, da tutte le parole udite discernimento, da tutte le immagini tirava dentro se stessa colori per alimentare la sua fantasia.
Così facendo dimenticava gli affanni dell’uomo comune e, guardando sempre verso l’alto, si nutriva di un tempo eterno che cancellava quello tanto effimero del trapassare.

Avvertimento

Oggi, la cosa più difficile è riuscire a riconoscere dove c’è “pulizia” dietro le azioni degli esseri umani. Dalle più insignificanti alle più incisive. Saper leggere quelle splendide note disinteressate, quei suoni puliti, è una capacità che richiede minuziosa attenzione, quasi da laboratorio. Bisogna accendere una torcia supplementare e illuminare tutte le zone d’ombra di quell’esemplare da cui provengono gesti, parole e azioni: l’inflessione della voce, lo sguardo alto o basso o a mezz’asta, la risatina isterica o rilassata… è, insomma, davvero una fatica, per cui se non riusciamo a fare questo, quando è possibile, è meglio allontanare gli esemplari di cui avvertiamo paludi interiori troppo intricate: state pur certi che scendono in campo solo per potenziare dentro di sé la forza del Male con cui vanno giro per fare altri cadaveri…
Buona ricerca o buon ritiro… Salvatevi la pelle!

Banalità

“Una catena di suoni che vengono da una grossa dimenticanza, quella di aver smesso di alimentare il cervello con quelle scintille d’ironia e sagacia, che sono in grado di far brillare il nostro salotto: la psiche.

Ma nel momento in cui ce ne ricordiamo, allora cambia persino il colore della nostra pelle, oltre che il nostro umore e la bocca non si riempie più, finalmente, di quei suoni fastidiosi che sporcano il silenzio senza chiedergli il permesso.”

Banchetto già pronto

Da uno schermo piatto di ultimissima generazione ad alta risoluzione sente effluvi di ramificazioni dal mondo intero. Le pupille radiate dalla realtà tridimensionale, il cervello con accesso a scritte, storie, immagini dal social network, a sorrisi e facce sconosciute o conosciute fuori dallo schermo. Di queste ricorda il timbro di una voce, ha voglia di riascoltarlo e va in skype. Le labbra del vecchio amico di sempre iniziano a muoversi un attimo prima dei suoni emanati dalla bocca, vorrebbe stringergli almeno la mano fatta di pelle, allora gli esprime il suo desiderio e lui risponde:

“Aspetta, caro mio e vedrai che fra non molto potrò inviarti la mia copia gemella robotizzata via Amazon!”

Baricentro interiore

Se c’è, è pulsante.
Se c’è ti tira verso la cosa giusta per te.
Se c’è ti rimanda sempre al Mittente.
Se c’è ti sposta nei luoghi della Bellezza.
Se c’è ti legge per interpretare i tuoi sogni.
Se c’è scrive con te la tua vita anche nel buio.
Se c’è si arrampica sulle pareti scivolose del dolore e ti strappa via di là.
Mi raccomando… quando bussa alla tua porta fallo entrare: non è un ospite, è un Miracolo!

Bla bla bla

“Bla, bla, bla”. E poi ancora: “Bla, bla, bla…” Ovviamente non erano queste le sillabe pronunciate, in quel momento, dalle persone intorno a lui, ma queste erano le stringhe di lettere che registrava il suo cervello, sentendole. “Bla, bla, bla”, blaterò tra sé, soffocando di noia e tirando con sforzo gli angoli della bocca per un sorriso stentoreo.
Le due donne parlavano con un tono di galline sovraeccitate, da assetto da cocktail, e una delle due si guardava intorno con occhi sgranati e ondeggianti come lenze disperate in quello stagno di bla bla bla.
Lui si spostò in un angolo della terrazza e, stuzzicato da quell’ “ottimo partito”, a cui avevano accennato le due donne, riferendosi alla figlia di un amico che si sposava, immaginò una specie di giallo overdose, sì, proprio come una droga, la cui trama, una volta di pubblico dominio, avrebbe libidinosamente alimentato una serie di altri bla bla bla inorriditi dalla storia dove la sposa si sarebbe ritrovata in un giro di prostituzione d’alto bordo, per essere la protagonista di un vero e proprio giallo a luci rosse. Altro che “ottimo partito”! Libidine si aggiungeva a libidine per un carico solo apparentemente innocuo alla salute: lui stesso si chiedeva come poteva aver disegnato quadri mentali così orribili, degni di un’ insospettata perversione, ma poi… si assolse, pur condannandosi nel non aver, mai e poi mai, pensato di abbandonare quel mondo di bla bla bla…

Brevissimo racconto

Quel giorno era piena di furore. Camminava per quella zona della città avvertendone ogni fiamma dentro se stessa.
Come al solito, al telefono aveva fatto lo “splendido”, ma questa volta lei non aveva abboccato all’amo.
Nelle profondità del suo sentire, adesso, insieme a quel furore c’era anche una fierezza limpida e incontaminata da dubbi. Non aveva più recitato nessuna parte, non si era più sottomessa a nessuna costrizione: gli aveva fatto percepire con estrema chiarezza che si era davvero “stufata”.
Con questi nuovi parametri di se stessa, entrò nel suo solito bar e ordinò il suo solito caffè, ma dentro di lei non c’era, finalmente, più niente di “solito”!
Per pura associazione di suoni, solo per amor di ingenui e subliminali giochi di parole, le venne da pensare all’aggettivo “solido”, ma sapeva anche che niente di fisso, e quindi di solido, si muoveva più all’interno di se stessa, piuttosto un fluttuare verso nuovi racconti di vita. Non c’era più nessun “fermo immagine” che avrebbe avuto il potere di fermarla.

Bugie

Le bugie del mondo risuonano nel cervello di ognuno di noi facendoci ammalare.

Circolarità, sincronia o verticalità?

Odori, sapori, suoni, immagini… certe volte mi sembra di tenere tutto rinchiuso nel palmo di una mano. Lo apro e li vedo stretti l’uno accanto all’altro, in un attimo, anche se sono quelli di una vita intera. E’ proprio vero che esistono i mesi, gli anni e i secoli? O esiste solo un Grande Tempo Eterno? Un lungo fotogramma su cui è stampato sincronicamente tutto?
Quando nella vita si ripropongono sempre le stesse situazioni, il cosiddetto “dejà vu”, non avete la sensazione che tutto sia circolare nel nostro percorso, come se fossimo in una bolla con le stesse fluttuazioni di sempre? Eppure io sono convinta che la breccia per uscire dalla circolarità e procedere in verticale ci sia.
E’ difficile trovarla, ma non impossibile. Io ci provo sempre!

Collezione

Si guardava intorno e vedeva quante cose aveva accumulato per quella smania di raccogliere oggetti. Ma ora ne era stanco e mancava poco che mettesse sulle mensole anche se stesso. E sì! In fondo era l’unica soluzione per sentirsi integrato in quell’ambiente. Doveva solo rinunciare a un po’ di scarne emozioni di cui, negli ultimi tempi, si era cibato per sopravvivere e il gioco era fatto. Era andato troppo oltre con quella mania e ora poteva solo oggettivare anche se stesso!

Comunicazione forzata

In essa ci immergiamo spesso in modo ridondante e superfluo. Ce ne riempiamo troppo quando potremmo dire ciò che abbiamo da dire in pochissime parole e invece ne usiamo tante inutili, ripetendo le stesse cose in preda a un automatismo prodotto da incontrollabili nevrosi.
Foglie al vento in giro per la realtà.

Confronto

La mente umana è un elaboratore di dati proprio come il computer, ma è caratterizzata da associazioni elastiche e non rigide; è come se tra un dato e l’altro si infiltrasse sempre il sogno, anche quando non ce ne accorgiamo. Mentre tra una stringa di dati e l’altra c’è un impulso elettrico senza spazio per i sogni. Ecco perché il risultato delle elaborazioni delle due menti sono diversi: quella organica va verso mondi imprevedibili e creativi, l’altra verso bacini a circuito chiuso e struttura ripetitiva. L’essere umano è incontrollabile, anche se rinchiuso in una cella, il pc è intuibile e calcolabile.

Confusione mentale

Sono talmente stanca che non so più se esisto!

Consigli non richiesti

In genere, vengono sempre dalle stesse persone. Un giorno mi sono chiesta quale sia la via per salvarsi. In verità ce ne sono diverse: per i conoscenti, o un po’ più che solo conoscenti, la soluzione è un sorriso ebete tra le onde rumorose di un fitto silenzio; per quelli un po’ più amici: una blanda e disimpegnata argomentazione, tanto per far vedere che li consideri, altrimenti si offendono; per gli amici intimi o familiari: sbarrare gli occhi, restando sempre muti come nel caso dei conoscenti, per mantenere la pace ed evitare di mettergli le mani al collo. In tutti e tre i casi, è vero, ci vuole molta pazienza ed equilibrio, ma, se manteniamo questa condotta, prima o poi, il risultato si vede: smettono di dare fiato…

Consiglio

Cercate di non fare mai raggelare il sangue ai buoni di cuore, perché una volta fatto l’errore non si scongela più. Non vi farebbero mai del male deliberatamente, ma non darebbero mai più ascolto alle vostre parole e alle vostre azioni!

Contraffazione

Quando si scrive ogni pagina deve essere un ricamo, non ci sono scuse per chi riceve il dono di poter unire parole e suoni ad echi primordiali. Ci devono far sprofondare in quel lago di pace e di avventura che non arresta il flusso della Bellezza. Chi scrive e chi legge deve entrare in quel canto miracoloso che trascina nell’apoteosi dell’Ineffabile, altrimenti si rischia di cadere per sempre nell’inganno della contraffazione.

Coraggio

La sua radice è cor: vorrà pur dire qualcosa se c’è di mezzo il cuore, no? È il nostro muscolo più importante: quello dal quale tutto dipende. E allora, diamogli fiducia quando ci spinge ad agire! Non guardiamo il mondo senza la sua lente!

Cuore

Un cuore ad alta tenuta e un cuore a bassa tenuta.
Un cuore ad alta tenuta va cercato e conservato come la massima espressione di esempio per la nostra esistenza. Un cuore a bassa tenuta deve essere messo in quarantena per evitare il contagio.

Dall'Universo

C’è un punto nello spazio in cui ogni tempo si congiunge! E allora, se è così, che smaniamo a fare per cercare di cancellare le rughe?

Decentramento

Spostamento delle forme: tazza con la base che poggia vicino al bordo del piatto e non al centro, cappello indossato con la visiera sulla nuca invece che sulla fronte, giro vita sotto l’ombelico, cavallo dei pantaloni alle ginocchia… tutto ciò destabilizza l’anima.

Dentro e fuori

Riusciremo mai a far coincidere l’uno e l’altro aspetto di noi, ad amalgamarli nell’unicità del nostro essere? Riusciremo mai a colmare quella distanza che abbiamo messo tra questi due punti tanto da far dire persino a noi stessi: “Ma chi è quest’altro me che abita in me?”
Per piacere smettiamo di andare in giro con chi non conosciamo!

Di nuovo in pista

Il vento quel giorno tornava a soffiare dopo un periodo di magra, doveva solo riaprire le porte. E fu così che si trovò ad annotare questo breve pensiero, mentre lui le soffiava sul collo:
“Dopo tanti spostamenti d’aria a temperatura tiepida, bollente o gelida, sono, oggi, ciò che sono, dopo aver barcollato nel pieno di quei vortici, camminato fino a mezza gamba in paludi poi bonificate con la complicità di un orientamento in 4k, respirato, o piuttosto ansimato, in corridoi troppo stretti per il mio bisogno di volare ad alta quota. E speriamo che adesso la storia non si ripeta!”
Poi chiuse il suo quaderno e si addormentò.
Nel dormiveglia una voce leggera le disse:
“Ma se oggi sei ciò che sei, è perché non hai avuto sconti e quei vortici sono serviti a darti la spinta per oltrepassare scene di vita che ti hanno portata a recuperare il rosso vivo del sangue che ancora ti scorre nelle vene!”
Non sapeva bene chi fosse ad averle parlato in quel modo, ma, probabilmente era una figura che guardava giù sulla terra e puliva la vita degli esseri umani con olio di gomito!

Disattenzione

Ogni luogo, ogni spazio, ogni tempo, ogni essere umano ha la sua voce. Eppure, quante volte noi li attraversiamo con quell’ebete dondolio da boriosi e superficiali funamboli. Senza fermo immagine procediamo non penetrando le vere forme di quel luogo, quello spazio, quell’essere vivente che si impatta con la nostra cecità, raccontando con forza ciò che esso è, ma che noi lasciamo muto nel nostro blasfemo balbettio.

Disfuzione

Siamo in una gabbia di immagini che ci ammiccano ovunque andiamo, provocatorie come lo specchio di Biancaneve.
Stazioni, aeroporti, città, cellulari, televisioni e non c’è più un angolo libero per lasciare andare la nostra fantasia e disegnare qualcosa di diverso da ciò che vediamo. Ma la cosa più distorta è che quest’arrembaggio di immagini è l’agente responsabile di tutte le nostre frustrazioni, perché subendole ci costruiamo, nel tentativo di imitarle, il grido grottesco più ingenuo della nostra stessa immagine: in due parole ce le mettiamo addosso pur sapendo che con noi non dovrebbero avere niente a che fare, per età, professione, misura, colori, ceto, chili di troppo o in meno e carattere.
Ne viene fuori un vero pantano che, con le pubblicità sbattute in faccia non ha niente in comune, se non la vetrina dell’affannata parodia dell’ “umanità”!

Disorientamento globale

Tanti bottoni da premere altrimenti sei fottuto. Tante immagini di cui ricoprirti per non diventare trasparente. Tante parole approppriate da dover dire al momento opportuno per non venir fregato. Tante nozioni da incamerare per cercare di non beccare virus e malattie. Tante notizie da ingoiare e risputare fuori selezionando per tentare di capire qualcosa di più su ciò che sta succedendo attorno a te… impresa quasi impossibile. Tanti oggetti da guardare prima di diventare strabico e scegliere quello più adatto a te. Tanti rumori da sopportare fino a preferire, forse, di diventare sordo. Tanti farmaci da ingurgitare passando prima le ore a prenderti una laurea in farmacia e una in medicina. Tante paure da dover allontanare prima di morire di infarto. Tante facce da abbracciare prima di capire chi esse siano veramente…

Divertimento

Se dà vigore all’anima è quello giusto; se lascia il segno di una leggerezza vibrante è meglio che cerchiamo di conservare il suo DNA nel nostro. Solo così lo potremo rivivere.

Eccezionalità

Con tutta questa competizione in giro per il mondo globale si è persa l’essenza dell’ eccezionalità. Quando ci sono troppe facce di attori, scrittori, musicisti, artisti e via discorrendo, se tra loro c’è un talento vero, si dissolve e si perde fluttuando nelle nebbie di un marasma che mette la pialla proprio su quella “eccezionalità” che tra essi potrebbe nascondersi.

Eleganza

Com’è bello camminare a passi felpati nella realtà, masticare senza far rumore anche i bocconi più amari, ridurre il consumo di oggetti inutili, gesticolare solo per accompagnare discorsi che possano suggerire delucidazioni e chiarimenti pacati, ridurre allo stretto necessario le linee guida della nostra vita, quelle che, invece di scuoterti nel caos di pulsioni contraddittorie, tracciano una specie di tappeto di morbido velluto su cui procedere rassicurando te stesso e gli altri.

Espansione

Talvolta si apre dentro di me un varco che mi regala una vista meno congelata da paure, ansie, ombre e sogghigni di sviste emozionali. Allora penso a quanto tempo ho perso, prima d’ora, di un nuovo flusso che abbaglia in un solo istante tutto il mio corpo. E mi chiedo:” Ma che ho fatto e dove sono stata fino a questo momento?”
Ripercorro così la mia vita cosparsa di azioni da buon meccanico dell’esistenza, dove ho fatto quadrare il cerchio molte volte, dove ho superato inganni, ostacoli d’alta portata e realizzo che, per fare tutto questo, non ho potuto riconoscere quella seducente vibrazione che ora mi si para davanti in tutto il suo clamore.
Allora imparo a regalarmi il tempo per cominciare a “sentire nel vuoto” un altro corpo che non nega l’esistenza di ciò che ho fatto prima, ma che lo sublima con un altro panorama, iniziando a tessere un nuovo ordito.

Estate

Notti calde che cadono sulla pelle a dirimere tensioni congelate. Pori in attesa, assetati senza gemito, con la paziente rassegnazione della certezza della liberazione imminente.

Estetica

Il Bello non è soggettivo, è universale. Lo abbiamo reso tale per commercializzarlo, ma così facendo lo abbiamo perso!

Felicità

Essere felici è una vera e propria arte! Un’espansione globale! Di estrema difficoltà, ma non impossibile. Siamo come la creta nelle nostre mani, per trattarla devono essere forti e decise, ma anche molto morbide e creative. Siamo una materia delicata.

Flusso continuo

La mia mente mangia la realtà e la sputa fuori con invenzioni sotto forma di storie, dialoghi, ironia, patologie, sentimenti di ogni tipo. Da sempre cammino con visioni libere di andare ovunque. Mi sento come attaccata a un aquilone con cui sorvolo la terra, seminando suoni e onde in affabulazioni per chi ha voglia di giocare un po’ con me.

Fluttuazioni

Le nostre vite appaiono e scompaiono, i nostri gesti appaiono e scompaiono, i nostri sorrisi, fotogrammi di spensieratezza, i nostri amori, piccole, grandi storie di emozioni, le nostre ire, sfoghi o anche massacri del nostro ego ferito…tutto, ma proprio tutto appare e scompare come il Bene e il Male, in un’ altalena fluttuante nella grande conca dell’Universo…quindi assaporiamo la fulgida immediatezza della nostra esistenza!

Fraintendimento

Pian piano avanzando nel tempo, l’uomo ha frainteso: non ha capito quali fossero in realtà le sue occupazioni terrene.
Ha travalicato i limiti del suo narcisismo e ha confuso i poteri a lui elargiti con abbondanza per usarli in modo sbagliato.
Si è sentito onnipotente laddove sarebbe stato meglio che si fosse sentito incapace, per elevare il suo potenziale.
Tante chiese, tanti palazzi, tanti inni ed elevazioni del suo ego, tante guerre per questo specchio di sé ofano e nocivo, greve e non grave.
Tutti guardiamo queste chiese e questi palazzi col naso all’insù che sbatte contro tanta meraviglia, ma che si ritira da una grandezza di gran lunga più ampia di quella ammirata un po’ da tonto e a bocca aperta: quella “interiore”.
Per celebrare la nostra “mortalità” abbiamo troppo spesso prosciugato fiumi, svuotato cave, sventrato montagne e abbiamo ammassato pietre, se pur nelle forme più belle, in spazi troppo stretti, dove l’occhio non si perde, ma è costretto a rimandare ad uno spazio ridotto incrociando i suoi piedi.
Mi chiedo a questo punto se, dopo secoli e secoli di errori abnormi, non sia giusto smettere di essere uomini così e tentare la strada della vera forza che è in noi per “intelligere” quale sia l’unico grande scopo della nostra vita e cioè quello del coraggio di urlare: “Basta!”, per trovare il coraggio di “Esistere!”

Fretta

È la finta arte dei poveri di spirito. Che tradotto in parole più democratiche significa: spesso ci congratuliamo con noi stessi per essere in poco tempo riusciti a fare tante cose, ma mai ci chiediamo quanto, così in fretta, siamo riusciti a capire noi stessi mentre le facevamo.
Noi leviamo sapore alla vita!

Frustrazione

Ma che cos’è realmente questo mostro che attanaglia tutti, dai più talentuosi ai più incapaci? Dai più famosi a quelli sconosciuti anche al vicino della porta accanto? Un immenso buco nero che non ti fa respirare? Una cancrena ispessita sulla nostra pelle? O semplicemente un parassita di un’anima fragile che però ha il potere di cambiarti i connotati?

Fulgore

Amo l’oscurità, la notte, quella pulita, aperta, che non trama fantasmi, ma solo stelle lucenti. Amo il giorno, quello pulito, che non trama attacchi, ambiguità, parole mute, insufficienti. Amo le albe e i tramonti, confini tra il giorno e la notte, quelli puliti, non turgidi d’ansia per il giorno che sta per cominciare o lacrime per quello che sta per finire. Amo l’ampiezza della pace e se non c’è davanti ai miei occhi, li alzo e vedo un filo che scende dal cielo, dritto fino a me, che mi accarezza e mi dà quel candore di cui ho bisogno per vivere.

Fuori dal calendario

Accade, forse troppo di rado, ma accade, di vivere giorni o anche solo attimi speciali, intensi, fuori dal calendario, in posti speciali che sembrano essere segnati su una mappa straordinaria e non sulla solita rotta. Allora, ogni cosa assume un aspetto tutto suo, con le date che diventano solo tue o di un’entità fuori dal tempo lineare. Anche un posto può appartenere soltanto a te, perché la forza di ciò che hai vissuto lì, tra le sue mura, fa in modo che quando lo lasci te lo porti dietro. Così, tutta la tua vita comincia a muoversi intorno a quel tempo, a quel posto, in una specie di amalgama, facendo in modo che, ovunque tu vada ti senta sempre in sua compagnia. È così che si compie la catarsi di ciò che vivi.

Giardino

Io ce l’ho e tu? Se non ce l’hai costruiscilo! È gratis, perché viene dall’anima.

Gioco di parole

La potenza delle parole, dei gesti, degli sguardi che ti danno potere nella vita è quella potenza che non chiede di avere potere, è quella forza nel sapere arretrare davanti al grande inganno che è pensare di dover essere potenti ad ogni costo.
Vivere con leggerezza, quasi senza accorgersi di vivere, se per vivere si intende, a torto, lo sforzo estenuante di dover urlare nella moltitudine: “CI SONO!” solo per farsi notare.
E in questa folla bagnarsi d’acqua sporca che ti concede l’inganno di esserci, così, un attimo, davanti a minuzie e nemmeno a grandi gesti, con strattoni bene assestati a quei tanti che vogliono “esserci ad ogni costo”.
E in questo grande frastuono noi passiamo come bandiere al vento. Forse dovremmo fermarci per oltrepassare queste sbarre e passare nella “terra di nessuno”, dove, se non altro, potremmo essere liberi. E vi pare poco?
Le nostre vite appaiono e scompaiono, i nostri gesti appaiono e scompaiono, i nostri sorrisi, fotogrammi di spensieratezza, i nostri amori, piccole grandi storie di emozioni, le nostre ire, sfoghi o anche massacri del nostro ego ferito…tutto, ma proprio tutto, appare e scompare, come il Bene e il Male, in un’altalena fluttuante nella grande conca dell’Universo… E se non tutti capiscono ciò che ho scritto pazienza! Lo so questo non è un atteggiamento democratico, ma credo sia giunto il momento storico per ognuno di noi di, anche solo tentare, di capire come possiamo penetrare al meglio ciò che ci appare solo fragilità e oscurità, ma che, forse nasconde una Forza, che è anche un’opportunità per allenare il nostro sesto senso, il nostro Occhio Divino.

I momenti di Dio

La nostra religione non ci ha fatto mai capire che i momenti di Dio sono quelli in cui ti fermi e contempli la sostanza di te stesso davanti alla sostanza dell’Universo.

Identità

È più forte di me, quando mi trovo nei bagni di folla scatta un click che apre una finestra creando un canale preferenziale con un’altra dimensione, è come se ci facessimo l’occhiolino. Allora la seguo per trovare quel domicilio, dove mi sento a casa e che si chiama: unicità! Ci possono entrare tutti, ma proprio tutti, con una parola d’ordine inequivocabile: identità.

Ignoranza

Mani che si muovono ora di qua ora di là, accendono una luce, ne spengono un’altra, pensando di avere acceso quella sbagliata.
Mani che vagano incerte, tremanti senza sapere dove andare: ora di qua ora di là, in un soffio di vita timido, ritratte subito dopo avere avuto l’illusione di afferrare un’aria diversa, robusta e pulita.
Pensieri che vanno ora di qua ora di là, prima convinti, poi delusi.
Convinzioni che abbracciano una verità, poi un’altra, prima sicure poi rinnegate.
Umori altalenanti verso sponde luminose e poi ritirati nell’oscurità.
E in tutto questo peregrinare disarticolato l’essere umano resta vigile e teso verso il tentativo di capirci qualcosa, verso un segno definitivo e liberatore che riscatti l’ultimo grido di abissale “IGNORANZA”!

Il cervello degli scrittori

E se dal Paradiso, o altra zona, stessero per spegnere il video, perché annoiati da questa soap opera di quaggiù, che ne sarebbe di noi?
Mi è venuto questo pensiero stravagante, ma forse nemmeno troppo, immaginando spettatori “Illuminati”, che, esausti, decidono di spendere le proprie Energie Divine per focalizzarsi su altri scenari, più attenti e più intelligenti di noi.
So che questa domanda potrebbe stupirvi, ma, si sa, al cervello degli scrittori non si comanda, perché esso va dove lo portano le sue sinapsi seguendo ogni tipo di vento, dal maestrale allo scirocco, dalle trombe d’aria al ponentino. Non so nemmeno io da quale di queste correnti sia arrivato tale quesito, ma fatto sta che ha bussato alla porta delle mie sinapsi senza, come sempre, chiedere il permesso, è entrato e si è sistemato comodamente nel cuore.

Il Mistero

Il Mistero è l’elemento più fedele della nostra esistenza, è una presenza perenne, ci accompagna ovunque e ci mantiene sempre tesi verso di lui anche quando non ce ne accorgiamo. Ci tiene dentro il suo ventre con quella fisionomia di tratti solo immaginati, ma proprio per questo più incisivi di qualsiasi forma definita, ci fa porre domande sospese sulla sua natura, ci fa sperare di poterlo scoprire immortalando la nostra capacità di penetrare nelle sue vie.
Il Mistero… il più grande enigma del nostro fluire, ma anche il più astuto antidoto contro la noia…

Il nuovo volto dei miracoli

I Miracoli oggi sono: riuscire a connettersi al Servizio Utenze, ad avere un rimborso Irpef, Imu, Tasu, Tarsu, Sinistri e tante altre sigle che affollano i nostri file.
Riuscire a parlare senza che le tue parole saltino, come da un precipizio, nel cesto enorme di capziose interpretazioni.
Riuscire a regalare qualcosa a qualcuno senza che il tuo regalo venga spaccato in due dalla frase :”Ma perché l’ha fatto?”
Riuscire a incontrare un altro essere umano senza che il puro, primitivo, piacere diventi quell’utile oscuro radiato dall’albo del totale disinteresse, un albo che sta per essere eliminato.
Riuscire a sprofondare nel tempo lasciandosi cullare dal pensiero, tanto per giocare un po’ con la mente, senza dirigere le sinapsi cerebrali nelle paludi dell’ansia.
Riuscire a raccontare qualcosa ad una platea che possa ascoltare senza che attorcigli la tua lingua nell’afa di schematici labirinti.
Insomma… oggi, i Miracoli, ancora di più di quelli di ieri, hanno bisogno di essere sorretti dalla forza del Divino, perché sono incastrati nel buio dell’esistenza e devono riuscire a riprendere in mano la loro vera identità.

Il tempo non è danaro

Il tempo è uno spazio nello spazio di noi stessi.
Quando capiremo questo dato “oggettivo” della nostra esistenza, non andremo più in giro a far cadaveri, con nelle mani uno spaventapasseri costruito a nostra immagine e somiglianza.
Il tempo è quella forma di vita dove camminare scrutando il modo in cui collocarci nella sua scia, senza contarne i battiti che vanno via solo per dire a noi stessi che lo stiamo perdendo.
Il tempo non è una triste misurazione di pochi spazi che ci restano man mano che fila via.
Il tempo è il nostro vento, la nostra spinta, la nostra motrice.
E anche quando ci sembra andato senza ritorno, basterà un soffio, un ricamo della nostra vita passata a ricordarci che vuole ritornare da noi in forma cristallizzata nella memoria.

Immaginario collettivo

È una potentissima cassa di risonanza, una macchina di compulsione che lavora con meccanismi molto efficaci, diventando il principale propulsore di tutto ciò che facciamo. Un marchingegno diabolico che ci manovra in ogni istante della nostra quotidianità.
Che giorno glorioso potrebbe essere se arrivasse quell’alba in cui ognuno di noi, con gli occhi verso l’infinito, riuscisse dire:
“Mi sono finalmente svezzato dai suoi tentacoli!”

In giro per i campi

Molti erano stati i fiori che aveva colto, ma pochi, quelli davvero profumati. Non si era risparmiata, aveva annusato petalo dopo petalo con grande intensità, tirando le narici verso l’interno fino a seccarle quando quel fiore non aveva più il profumo del giorno in cui lo aveva colto, il giorno della fragranza piena, quando aveva esclamato: “Sarà quello giusto? Ci provo! La vita va vissuta con i palmi aperti e non verso il basso… la terra sì, è bella, è possente, ma la fragranza del cielo, beh, è tutt’altra cosa!”
Poi, troppo spesso era arrivato il giorno in cui puf… quel profumo aveva esalato l’ultimo respiro e lei si era trovata a dover girare, per forza, i palmi verso il basso e riacchiappare la terra possente per camminare senza annusare nessun altro fiore. Però, grazie a quella terra, man mano ritornando in vigore, era ripartita, mai dimenticando che i fiori veramente profumati avrebbero potuto riproporsi. “Un nuovo inganno? Pazienza! Almeno potrò respirare ancora quella fragranza!” si era detta. E ancora:” E perché no, se grazie ad essa le mie mani riusciranno ancora ad aprirsi. Tuffati e sbatti il naso e se nel campo non ci saranno più profumi ci sarai sempre tu con la tua fragranza per rianimare quei pochi petali rimasti odorosi e che stavano per perdere il loro profumo per sempre, solleva la lapide che si erano costruiti e riportali a vagare per i campi!”

In giro per il mondo

Davanti a tante immagini lei e solo lei, la mia penna, si eccita e come un uccello in volo apre le ali e parte per ritrarre ciò che vede, ciò che tocca con il suo svolazzare negli angoli più impenetrabili del mondo, nelle anime più restie a farsi scoprire da sguardi troppo aperti, nel mio respiro che soffia sulle parole.
Mi fa scovare pagine di Storia dell’umanità che al suo tocco risveglia, nel bene e nel male, fisionomie sepolte nella Memoria, o nascoste nella folla del presente, o immaginate nei Sogni del futuro.
E chissà, se proprio grazie a questa penna, un giorno nel voltarmi indietro, potrò scoprire, persino, di essere riuscita a dare anche a un solo essere umano, l’emozione giusta per ridargli la voglia di vivere.

In punta del cuore

Ho una parola non sulla punta della lingua ma del cuore: dopo tanti sforzi sono riuscita a farla risalire alla memoria: si chiama “pace”!
Non la ricordavo più perché siamo in guerra h 24, sì, perché guerra non è solo quella armata, è quella dei gesti, delle parole, delle accuse, delle critiche, dei falsi sorrisi, dei retro-pensieri. Con quanta roba si può fare la guerra! È davvero impressionante, e persino quel cuore che vuole ancora ricordarsene, perché ne ha tanto bisogno, fa fatica a trovarla. Si dibatte in una caccia al tesoro, nel trovare quell’ago nel pagliaio. Ma se è sano non può arrendersi e si strazia finché non la trova: Pace!

Incisione

Ogni evento disegna su di te una forma, quella che ti porti nel tempo a venire, e alita su di te un pezzo di strada, un ricamo dritto o storto che sia, scandendo il ritmo nel disegno della tua anima e del tuo corpo.
Ogni evento ricama la tua storia all’interno della Storia del mondo, scrivendo una Memoria Universale.
Procedi nel campo senza voltarti indietro, ma se senti l’esigenza di una retrospettiva ricorda sempre di vedere nel tuo specchio la radice del respiro del tuo presente.

Indigenza interiore

Rumore di ferraglie dentro il cuore; umida canicola; respirazione affannata; colori sbiaditi; parole bugiarde; sorrisi appannati; battiti cardiaci arretrati, come se battessero non tra le costole, ma tra le vertebre, per non farsi acchiappare dall’Amore; passi sordi, sordidi e furtivi, ingannevoli; mani chiuse a pugno dentro le tasche dalla fodera rotta, che per tirarle fuori rischiano di graffiarsi; occhi semi chiusi che aspettano una nuova preda per aprirsi… ma sapete qual è la caratteristica più marchiana dell’indigente interiore? Non accorgersi che quando mangia si sporca.
P.S Non vi preoccupate: sarà il caldo. Non mi è successo niente. Sono solo una scrittrice, la cui mente si muove come una girandola infuocata.

Inganno

Mille colori, mille effetti speciali, pubblicità da capogiro per oggetti multifunzionali, inutilmente necessari alla nostra quotidianità, risolutori effimeri di tutti i nostri effimeri problemi… e noi, fragili, ipnotizzati al punto da maturare desideri ossessivi per dei sogni consumistici che non risolveranno mai il nostro più grande problema: essere un essere umano che è sfuggito a se stesso!

Integrità

Non si tratta di morale, ma di luce! Accendiamola! Adesso! Altrimenti sarà troppo tardi…

Intrattenimento

Ma perché abbiamo così tanto bisogno di essere intrattenuti dal Sistema? Partite, concerti, spettacoli, pubblicità, gadgets straordinari, novità sensazionali, realtà virtuale che mangia quella normale, pettegolezzi omicidi etc, etc.
Forse la risposta è :”Abbiamo paura di morire?” Ma visto che tutti dobbiamo arrivare là, non sarebbe meglio arrivarci non lobotomizzati?

Investimento a lungo termine

Non si tratta di un investimento economico, ma umano, di risorse dell’anima. Fare un investimento con questo tipo di gestore è una possibilità aperta a tutti, ma non fidatevi tanto, perché l’Anima è molto selettiva; però nel momento in cui la si asseconda veramente non si avranno mai più problemi di nessun tipo: dobbiamo solo metterci in ascolto.

Ironia della sorte

Sono un’orientale prestata all’Occidente. Sono una donna pacata, che combatte solo e unicamente per destino. Ma, dentro, nelle profondità del mio sentire, sono una contemplativa che, all’interno di una sola nuvola bianca, quella più vicina alla luce del sole, si rinchiuderebbe, immobile, ad ammirare il Mistero.

Ispirazione

Non sai bene cos’è. Ma sai che quando è in arrivo, la realtà sensibile si trasforma: non la vedi più con dei contorni definiti, ma con delle linee ondulate che, all’improvviso, possono trasformarsi in qualcos’altro, in un ricordo, in un pensiero, in un’idea da cui partire per andare altrove.

L'intelligenza del silenzio

Diventa la cosa che fai, mentre resti attento a ciò che sei!
Ma se non sai chi sei non puoi fare bene ciò che fai. E allora fermati e “prenditi” prima di ricominciare a fare, altrimenti diventi una mina vagante per te e per gli altri.
Per un po’ abbi l’intelligenza del silenzio. Solo così potrai lasciare dietro di te scie senza inganni e sentieri da seguire.

La fuliggine sul cuore

Nel corso della sua vita erano stati molti a soffiarle sul cuore. Lei li aveva lasciati fare, perché ogni volta pensava che qualcuno lo sapesse fare meglio di colui che lo aveva preceduto. Era pronta sempre a riaprirlo, spalancandone le vene, accelerando il battito che, a ogni colpo, sembrava saltare fuori e ballare un delicato ed eccitato tip tap.
Gli slanci erano freschi, nuovi, insoliti, lei si sentiva tonica e fiduciosa, dandoci dentro con tutta se stessa, senza sconti.
Poi, non ricordava quanti giorni, mesi o anni ogni volta passassero prima che cominciasse a soffiare un vento contrario, ciò che contava era che, immancabilmente, accadeva. Così da un po’ aveva smesso di lasciarsi soffiare sul cuore e quando qualcun altro si avvicinava ancora lei lo guardava, gli accarezzava la guancia e gli diceva con dolcezza e due occhi da cerbiatta. “Scusa, ma ho la fuliggine sul cuore!”
p.s. niente di personale, solo storia di vita comune.

La mano Irrazionale della Storia

Quanto cemento ed elettricità l’uomo ha messo tra la terra e il cielo, creando barriere al libero fluire delle Energie!
Quanta poca originaria fattura è rimasta in lui da quando ha sbattuto il naso contro tanta rigidezza, sconvolgendo i suoi umori ed elettrificando il suo respiro!
Quanta transumanazione ha permesso che si compiesse nei pori della sua pelle rigata da ormai sbiadite ramificazioni del sangue!
Ma c’è una cosa che non potrà disintegrare mai: la Mano Irrazionale della Storia che ancora sta provando a salvarlo!

La mente è molto più libera di noi

La mente non vuole essere disturbata, ma noi lo facciamo di continuo.
Quando iniziamo a compiere un’azione lei entra nell’humus di quell’azione con tutta se stessa: diventa quella stessa azione. Non importa che tipo di cosa facciamo, dal dormire al mangiare, al lavorare, al fare all’amore, a giocare, al soffrire, al gioire…tutto! Ma noi tendiamo sempre a tormentare la sua esistenza attraverso palpiti e ansie di ogni genere, finché lei, esausta non ci chiude i suoi meravigliosi cancelli, forse consegnandoci anche nelle mani di una bella malattia che noi scambiamo per vecchiaia…
Quando impareremo a lasciarla in pace, per darle i suoi tempi e il suo respiro?

La nuova Matrix

Navighiamo con la vela infuriata del tempo con dentro di noi pensieri che il tremore fa slittare nel buio dell’oblio..
Ora siamo il nostro specchio, l’immagine che oscilla tra quella di ieri e quella di oggi in una danza ancora sconosciuta.
Parole inconcludenti, terrore esponenziale, confusione indotta e in quello specchio ci vediamo bruciati in una nuova Matrix.

La raccolta del tempo

Ci sono delle ore, degli istanti, delle scene di quelle ore e di quegli istanti, che restano attaccate per sempre ai pensieri.
E così, dal nulla, mentre ti sembra di pensare ad altro, di essere ormai lontano dal già vissuto, ecco che parte un’immagine simile, un colore, un odore, persino un’ora sul quadrante dell’orologio che combacia con una luce del giorno o della sera, quella, la stessa! Ed ecco che parte come una freccia carica di tensione la sagoma di allora.
Molti la chiamano “ricordo”. Ma, in questi guizzi “famelici”, fatti di pezzi già assaporati, c’è dell’altro, una specie di impronta che non vuole svanire, perché è ancora lì per farti capire che tu, insieme a lei, ci sei ancora. E così, attimo dopo attimo, si rinnova l’onda del tempo.

La realtà di creta

Quando hai una penna nel cervello, che si muove servendosi delle parole connesse alle sinapsi come tentacoli, allora la realtà si offre a te senza condizioni: si lascia modellare abboccando all’amo. Si fa portare dove vuoi, abbandonata ad una specie di sonno, arruffata o distesa, appena sfiorata o penetrata nel profondo, spennellata da colori di fuoco o più pacati, in cui si specchia come una sorgente inesauribile di forme, slanci o immagini fissate da un fotogramma. Vive di quelle parole che l’hanno descritta come ondeggiando in una danza che la rigenera di volta in volta.

La talpa

Grazie alla scrittura vedo cose che altri non vedono, mi intrufolo negli angoli più reconditi di un luogo, di un gesto, di una frase, di me stessa. Il mio corridoio sotterraneo diventa, così, carico di scoperte, un meraviglioso film che dilata la visione e la percezione del reale, calando i veli e aprendo un mondo ad alta definizione. Raccolgo, attraverso questi viaggi sommersi, nient’altro che la vita vera e non quella esposta come finto spaccio di ognuno di noi, in un’epoca in cui nascondiamo i nostri lineamenti dietro un patinato vernissage da fiera.

La tecnica dello spirito

È un’abilità molto particolare, elegante e silenziosa nel far prevalere sempre, in qualsiasi momento, un’espansione di linee vitali piene di colore sui fantasmi della nostra esistenza, smuovendo l’aria intorno a noi, anche quella più pesante. Non dobbiamo andare a cercare lo Spirito chissà dove, come una filosofia misteriosa, intangibile e irraggiungibile, immaginando che non abbia niente a che fare con la nostra vita quotidiana. E se riuscissimo a pensare che sia, persino, la nostra pelle a poterne essere avvolta, abbandoniamoci all’idea che anche questo potrebbe portarci a captare le sue linee tonificanti pure sul nostro corpo, ma partendo dall’Anima.
Buon viaggio! E buon lifting

La voce di settembre

Quel manto leggero che non sa né di afa né di gelo, quell’equilibrio che sa di pace, quella carezza di velluto. Ma dov’era finita? Dopo l’afa disarmante di Agosto l’ho desiderata non sapete quanto. L’ho cercata dappertutto, persino negli anfratti delle umide rocce ai piedi delle montagne. L’ho voluta prima che arrivasse il suo tempo, il suo mese e con la pelle madida, a occhi chiusi, ho immaginato l’aria rarefatta che accarezzava la mia pelle stanca di apparire translucida. Era il riflesso bollente del cervello esausto, a caccia del suo perduto centro.
Ma ora sono libera, finalmente immersa in quella voce che ora è dentro e fuori di me al posto di un’estate straziata dall’arsura. L’ accolgo a piene mani, mentre dico: “Ben venga la voce di Settembre!

Le parole

Sta salendo la piena… le parole vogliono uscire, perché spinte dai pensieri che premono, non vogliono restare chiuse nel cervello, ma esplodere nell’aria, tagliando il cordone ombelicale per roteare libere nel mondo.
Raggiungeranno altri cervelli, verranno condivise, approvate o rifiutate, diventeranno slogan o filosofia di vita, saranno ricordate o dimenticate come poco incisive nel sostenere la vita degli esseri umani. Le parole… nessuno pensa mai a quanta importanza hanno nel ferire, amare, fare Storia oppure nel recidere il loro rapporto con la vita, spegnendosi nell’oblio. Le parole… quanta forza hanno nel cervello di chi, invece, non ha intenzione di tirarle fuori, ma di accumularle dentro la propria mente, come in una condensazione, una grotta di stalattiti dai vari aspetti e colori che restano come fotogrammi segreti, a rispecchiare la felicità o il dolore di chi le possiede, a ridisegnare i ricordi e i sogni senza chiedere niente, fisse lì come prove di ciò che è stato e di ciò che potrà ancora essere. Le parole…ci chiedono una sola cosa, di usarle mantenendo la loro capacità di evocare senza essere distorte, lasciando che il loro potere resti ciò che è: dare linfa a chi si assume la responsabilità di usarle.

Le parole del mare

“Guardami, esisto! Fermati, parti da me per ragionare sulle cose della vita. Non fotografarmi per portarmi dietro in cartolina, non serve; fammi esistere nella mente quando non mi vedi, quando non mi tocchi col tuo corpo; la mia onda ferma, cura, dà
fremiti. Non senti come ti respiro dentro, in ogni lembo? Io non posso essere un’avventura di passaggio, non posso finire all’orizzonte. Tirami, portami oltre, dammi quell’ampiezza che è mia e che io ti do’ senza ricatti!”
(dal romanzo “SOGNO”)

Le voci dell'arte

Un’onda in piena avanza…e giù le parole sul foglio.
Un’onda in piena… e giù i tratti sulla tela… sulla statua.
Un’onda in piena… e giù le note sullo spartito.
Quanta foga sublime c’è in quelle onde in piena!
Quanta arte da dare al mondo, attraversando l’anima!
Quante vibrazioni ci sono da regalare a chi legge, a chi guarda, a chi ascolta!
E quanta gratitudine c’è verso il Divino silente, ma rumoroso, dentro chi ha scritto, chi ha dipinto, chi ha composto!

Lei

Occhi palesemente rigati d’amarezze lontane che di tanto in tanto ritornavano dentro il suo sguardo di ora: al loro passaggio lei abbassava lo sguardo come a proteggersi dietro dei frangiflutti contro onde anomale. Talvolta quel passaggio diventava un se pur breve soggiorno di un ospite scomodo, davanti al quale non riusciva a essere cortese, un’invasione di campo che la faceva sbandare come quando, da piccola, imparava ad andare in bicicletta senza le rotelle laterali.
Ma quando poi l’ospite indesiderato aveva esaurito la sua forza, i suoi occhi si riaprivano, riuscendo ad apprezzare ancora la linea dritta dell’orizzonte. Allora lei lo guardava dritto in faccia, piantonandoglisi davanti senza farlo entrare più in casa. Almeno, così facendo, aveva preso a diradare le sue visite non gradite.

Libertà

Antico nome perduto! E Sperduto! Che vaga di mare in mare sperando che qualcuno lo accolga…

Lo specchio

Lo puliva ogni giorno con delicatezza e poi si guardava con attenzione, ma non osservava tanto il suo aspetto quanto quei disegni attraverso i quali si rifletteva la parte di sé più nascosta. Erano impercettibili, ma scrutandoli, a poco a poco, riusciva a far vibrare quella parte e a farla uscire allo scoperto dalle profondità alla superficie. Era così che captava, da una piega del viso, il pensiero da seguire, da uno sguardo più liquido o più fermo, l’emozione da interpretare.
Dopo aver raccolto quei segnali si sedeva comodamente e cominciava a viaggiare in quello che aveva stanato, con coraggio, intuizione e ironia. Questa tecnica, facendola rinascere, le dava tanta pienezza di vita e le evitava di doverla dare vinta all’insistente ricamo di quei manipolatori occulti che vengono chiamati: cadaveri nell’armadio.

L'ubriaco

Una sera un ubriaco mi si avvicinò tra le pieghe delle notti romane, di quelle miti, in cui il clima si abbandona nelle mani di una Storia secolare, bloccando l’eco nelle pietre. Non so perché non ebbi paura. Mi guardava senza chiedermi niente; i suoi occhi erano lucide gocce orizzontali, amiche, con una sete d’amore che straripava nell’aria elettrizzandola di purezza e bontà. Mi sorrise. Io continuavo a non aver paura e poi, ad un tratto, mi chiese sbiascicando:
“Come ti chiami?”
“Francesca!”, risposi. E lui:
“Grazie per non avermi spinto giù nel Tevere… Ora ti saluto, vado a dormire, ma non fidarti degli altri ubriachi che potrai incontrare e va’ a dormire anche tu, è tardi!”
Quella notte dormii con la forza più leggera che abbia mai sentito in vita mia.

p.s. Fatto realmente accaduto, in data 15 marzo 2012

Luoghi del cuore

I luoghi del cuore sono, o meglio possono essere, ovunque, anche tra quattro mura, a patto che su quelle quattro mura ci sia la luminosità integra del coraggio nel chiamare le cose con il loro vero nome, che ci sia l’audacia nel vedere in questa vita quella spinta a volere, con tutte le nostre forze, assaporare l’unica cosa per la quale vale la pena di vivere: il sapore dell’esperienza vissuta sfruttando al massimo ogni potenzialità.
I luoghi del cuore devono restare sempre puliti, dentro c’è sempre una dolcissima musica che ci salva dalla follia. La maggior parte di noi non crede alla loro esistenza, ma per vederli bisogna solo emozionarli. Allora le note di quella musica salvifica cominciano a volare senza nessun pentagramma, perchè non ne hanno bisogno, libere cosi di creare a loro piacimento senza nessun rigo che controlli la loro andatura.”

Magica notte

Magica notte per uno scrittore che ricomincia a scrivere dopo giorni di silenzio, giorni in cui aveva pensato che il miracolo non potesse più ripetersi, quel miracolo di far danzare le parole proprio nel posto giusto, legate le une alle altre da misteriose assonanze . Magico fervore del respiro che ritorna a distendersi fra quelle parole create per chi vi si immergerà, trovandovi o pace o gusto o emozione o anche pura e semplice balordaggine, ma comunque trovandovi qualcosa con cui giocare a sua volta. Magico nuovo impennarsi della forza creativa che ricomincerà a dare senso alla sua vita come unico porto da cui salpare e dove riapprodare dopo
giorni di silenzio guardando verso quel nuovo orizzonte che aspettava di essere ridonato alle parole.

Magnetismo

Una parola tirava l’altra come le ciliegie staccate dal ramo. Nel parlare si sentiva come tirata dalla piena di un fiume.
Attorno a lei tutti ascoltavano in un silenzio tanto profondo da sospendere l’aria.
Lei seguiva quel miracolo di cui non si sentiva protagonista, ma semplice strumento di una forza che la superava. I suoi occhi erano dilatati da un bagliore leggero e volatile, il tempo segnava un ritmo costante e fluido.
Quando ebbe finito ci fu un lungo frammento di nostalgia, prima di un’esplosione di applausi.

Malinconia

Spesso, una sorta di magone, di cui non sappiamo la provenienza, ci prende all’improvviso. Forse giunge da una Forza che pervade ogni cosa e che però ci sfugge e che vorrebbe segnalare un’inquietudine che, se svelata, racconterebbe qualcosa di noi e della nostra anima… Ne abbiamo paura?

Mania

Non so perché, se non per colpa di grande disattenzione, facendo la scrittrice da quando avevo 20 anni, solo ora mi accorgo quanto, per continuare ad essere creativi, non ci si debba fare “imborghesire” dalla realtà che ci circonda, E’ come se dentro sentissi un humus che ha bisogno di essere alimentato di continuo e che rischia di andare a secco se lasciato nella morsa di una siffatta realtà.

Matrix intrecciate

Occhi puntati sullo smartphone, dita veloci sul whatsup, cervello già in direttiva con l’ Intelligenza Artificiale che risponde a comandi pilotati.
Vecchia Matrix, addio! Lei resta negli urli della piazza, mentre la nuova si isola alla mini, media, grande consolle dello smart working.
E’ possibile coniugare entrambe? Siamo ancora nell’Ibrido! Per cui ai posteri l’ardua “sembianza” e “forma” o è già a noi la risposta?
Per ora siamo di certo nell’ affanno di due Matrix intrecciate.

Meglio tardi che mai

Non so perché, se non per colpa di grande disattenzione, facendo la scrittrice da quando avevo 20 anni, solo ora mi accorgo quanto, per continuare ad essere creativi, non ci si debba fare “imborghesire” dalla realtà che ci circonda, E’ come se dentro sentissi un humus che ha bisogno di essere alimentato di continuo e che rischia di andare a secco se lasciato nella morsa di una siffatta realtà.

Messaggio

Immagino Dio come una grande visione che si compone e si scompone nel suo raffigurarsi, ma che resta intatto nell’Essenza e, in quanto tale, aleggia sull’uomo con un vigore eterno.

Metaforicamente parlando

Spesso le capitava di andare in giro per la sua vita trascorsa rovistando ora qua ora là tra pensieri e azioni, da quelle più incisive a quelle più leggere e goliardiche, ai limiti dell’assoluta inutilità.
Ogni volta scopriva qualche pezzo in più, qualche fisionomia dimenticata, dove alcune scelte meritavano il premio “marchio di fabbrica”, mentre altre andavano messe in discarica. Eppure, nel rovistare alacremente, si accorse che anche quelle che andavano gettate nel cassone, tra un aspetto in putrefazione e l’altro, presentavano un gene potenziale che, se riciclato nel modo giusto, poteva essere usato per produrre ancora aria buona.
Poi si guardò allo specchio e vide la mappa che aveva così tracciato ritirarsi quatta quatta in un cassetto a portata di mano, mentre il cuore la rassicurava dicendole che l’avrebbe aiutata a indossare, da allora in poi, quel gene “ripulito”. Bastava solo rifinirlo in modo diverso…

Miracolo

Prima questa parola contraddistingueva un evento forte che cambiava la vita di un essere umano o della Storia, oggi viene considerato miracolo persino la risposta di un call center. Si può andare avanti così?

Miscellanea

Non appena si addormentò tutte le immagini del mondo sembrarono radunarsi sotto le palpebre. Quella notte vide di tutto e viaggiò per ogni dove. Fu una vera kermesse di colori, suoni, sagome, chagalliane fluttuazioni, giochi di emozioni, misteriosi silenzi, sguardi leggeri e acuti, di quelli che narrano una storia senza parlare, di quelli che si fondono con lo spazio senza spostarsi.
Al mattino si svegliò sentendo che tutto ciò da cui era stata toccata fosse più reale di quello che ora, lentamente, avrebbe dovuto attraversare da sveglia in una realtà che sembrava sbattere contro l’illusorietà di se stessa.

Momento storico

Per valicare questo tortuoso momento storico, l’individuo deve diventare una forza in se stessa, ben oltre le distorsioni dell’ego. Questo è ormai un imperativo categorico!

Napoli

La città del sole che dorme triste, strizzata dalla pioggia e dal lockdown. E’ il 9 marzo 2021: dentro le case fermi immagine, umori poggiati su una parete di cartongesso, non di quelle che ti proteggono dai rumori salvandoti il cervello, ma di quelle che non osi spingere oltre per paura che crollino definitivamente, facendoti rotolare nell’aria rafferma.
In strada il colore plumbeo del cielo si fonde con quello dell’asfalto, deboli luci dei negozi di biancheria intima e di generi di prima necessità, gli unici ad avere il permesso di restare aperti, per vendere a pochi o anche a nessuno, arrancano nell’aria come sparuti ambulanti che fra poco raccatteranno la merce per andarsene con le casse semivuote.
Ma Napoli, oh Napoli! Resta là con la sua decadenza languida, i suoi monumenti spezzati, i suoi palazzi austeri e fragili, i suoi bassi urlanti, i suoi vicoli intrecciati a salite e discese… Ma Napoli, Napoli resta là a guardarsi spegnere senza rancore. E’ un bene o un male? E’ una risata o un pianto? Non si sa… Ma ciò che si sa per certo è che qualsiasi cosa accadrà lei sarà sempre quella Sirena nata tanti secoli fa e che se deve tornare nelle sue acque per sempre inghiottita dal mare e dalla Storia, sarà eterna Memoria.

Notorietà

Io sono, tu sei, egli è. Notorietà: noi siamo, voi siete essi sono!
Ma siamo tanti!
Come si fa? Come si fa con tanta gente “in giro per la notorietà” a farsi notare.
Ce la farò, non ce la farò?
E per farcela a ogni costo andiamo in giro per i Paesi della Globalizzazione con il solco dello sforzo segnato sulla faccia, affidando a rimedi anti-stress il recupero delle forze.
Notorietà, notorietà: ovunque e sempre, anche in ambienti circoscritti: io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono!
Pur di forare la barriera di piccole e grandi competizioni, miniamo altri circuiti indispensabili al nostro benessere: salute, bellezza fisica e mentale, cuore allenato al potere dell’intuizione che, più di ogni altro circuito, può realizzare i nostri sogni, solo però a condizione che siano quelli che, pur nella notorietà, siano utili alla consapevolezza interiore.
Un giorno capiremo, credo più presto di quanto pensiamo, che le luci della ribalta, o quelle che sembrano tali, si stanno stingendo, per lasciare il posto ad altre più luminose, perché non contraffatte e per questo trasparenti come cristalli.
Sarà meraviglioso!

Notte miracolosa

Calda musica di sottofondo sulla sua anima in pace, dopo una notte piena di immagini evolutive, di quelle che ti immettono in scie di luce da altre dimensioni, che ti regalano squarci indelebili di consapevolezza.
Giorno a seguire dove quelle immagini assaporate nel tepore della sua stanza piena di libri, quelli scritti da lei e da altri, piena di una variegata forma di sapere svolazzante su ogni cosa, si fondono con una realtà più ferma, meno volatile nell’etere caldo di ciò che resta sulla sua pelle di quella miracolosa notte.

Ogni giorno una boccata d'aria

Non vuole mimare la vita di un carcerato, ma il piccolo paradiso di un innocente. Forse, e dico “forse”, di tutti noi.
Nel nostro andare e venire, qualsiasi cosa ci dia un piccolo o grande sollievo, non importa cosa, ognuno come può, ma che sia ciò che ci faccia fermare per un po’, o per più, aprendo i polmoni e ci faccia dire: “Ne è valsa, davvero, la pena!”.
Il respiro si placa, l’attimo si sospende, gli occhi si aprono, il cuore si accende. Trasvoli per un istante la terra. Tutto qui! Sta a noi cercare il ramo con cui dondolarci in un’aria migliore. E quando il percorso di ognuno riprende, portarci dietro il piacere fino a quando non ci sarà un’altra boccata d’aria. Forse, già facciamo tutto questo, ma, ahimé… senza fotografare ciò che stiamo facendo e benedire quella scelta di “amicizia”, buon senso e sano edonismo, evitando di aver paura del senso di colpa come nostro carceriere.
Firmato: una che vuole restare in salute.

Oltre i confini

Quando c’è una nuvola sopra la tua testa, alza lo sguardo e squarciala.
Quando c’è un uomo perverso sul tuo cammino, punta lo sguardo e scruta la trama della sua anima e vattene subito.
Quando c’è un amico che finge di ascoltarti, ferma su di lui lo sguardo e, col silenzio, fagli capire che hai capito e che non ti interessa.
Quando senti che qualcuno, chiunque esso sia, vive di manipolazioni, offrigli di te una pantomima accurata.
E quando tutte queste cose sono state incenerite, guardati allo specchio e guarda di te quella realtà che ti appartiene senza mistificazioni e che vola dritta fuori da quei confini.
Poi, guarda ancora in alto e immagina che, per tutto questo tuo lavoro di pulizia ora, dentro il cielo, c’è una stella in più che guarda proprio te.

Omologazione

Io come te, tu come me: “uguali”, in giro per il mondo, oltrepassando frontiere che un tempo, non solo ci separavano, ma ci davano anche un’identità. Ora la mia identità si confonde con la tua per un melting pot in cui io e te ci sbricioliamo senza unirci. Non siamo più felici di allora, solo perché abbiamo abbattuto le frontiere, perché ne abbiamo create altre dentro di noi, molto più profonde che si ergono nell’Inconscio e che sono quelle dell’incapacità di camminare l’uno accanto all’altro, quelle di procedere “sempre” tu dietro di me e io avanti a te. Siamo in perenne bisogno di “sorpasso” in una tensione continua, in un’eccitazione che più che farci vedere l’altro ci fa camminare sull’altro e, col passar del tempo, non è più nemmeno un altro, perché “io voglio essere l’unico”, laddove però l’unicità è morta! E non posso affidarla nemmeno solo all’immagine, perché è uguale a quella di tutti. Ma guarda che gran casino che abbiamo combinato!

Opinione

“Da molti viene confusa con il giudizio e viceversa, ecco l’inganno! Si accavallano talmente l’una sull’altro che spesso si resta ebeti, senza opinioni per paura di giudicare o si giudica per paura di non avere opinioni in merito.
La differenza è sottile, ma c’è. Cogliamola!”

Ordito

Andava in giro per il mondo fotografando raggi di luce e sagome nere, raccogliendo tesori e rifiuti, riponendo gli uni in uno scrigno e gli altri in una discarica. Andava così a pesca, giorno dopo giorno, crescendo e imparando la tecnica dell’ascolto e della scelta, del riposo e della lotta, guardava fuori e ritornava dentro. Raccoglieva schiaffi e carezze, amplessi di gioia e dolore, senza mai stancarsi di continuare a pescare. Accumulava nel tempo percorsi di vita che avrebbero disegnato quelle forme riflesse tra un punto e l’altro della trama. Talvolta, era talmente preso da questo gioco che dimenticava che quella vita fosse proprio la sua, guardandola come se fosse un regista in possesso di un estro particolare nel creare l’opera migliore possibile, quella di cui poter andare fiero quando il tempo del poi lo avrebbe spinto a voltarsi indietro.

Orecchie tese

Vivo in perenne “ascolto”, come se la vita dicesse “sempre” altro rispetto a ciò che dice e io debba essere pronta a captare, a percepire. Ho la mente perennemente accesa anche quando dentro c’è mare calmo: sono attimi che mi fanno materializzare deduzioni, opinioni, scoperte insperate. Stanare, frugare è per me l’essenza stessa dell’esperienza del vivere e quando vedo intorno a me occhi spenti vorrei poter essere in grado di far sgorgare da quegli occhi che vedo lacrime rigeneratrici, un lungo flusso che elimina quelle tossine che li hanno bloccati.

Pantomima

Annientati dalla preoccupazione della proiezione della propria immagine, camminiamo come se non vedessimo altro intorno a noi. Tra la folla rubiamo sguardi facendo finta di passare noncuranti, ma nemmeno se fossimo in un deserto potremmo dimenticarci di lei: il riflesso di noi sulla sabbia, nel cielo, nel mare… ovunque si agita il nostro io imbevuto di noi, del dipinto a cui rimaniamo aggrappati nella tempesta della nostra esistenza.

Paura

La paura non è biodegradabile, ti si attacca addosso come una cozza e non si abbatte né con lo sforzo di una vita né di cento vite. Se la guardiamo in faccia sarà lei a spaventarsi.

Piacere

Se è vero piacere non deve essere ripetitivo, ma fluttuante, altrimenti diventa un’ossessione. Quello attinente alle pure emozioni, e non a batteriche eccitazioni, matura ad un livello di percezione più profondo. Avvertire l’arrivo del momento del piacere ti porta oltre la realtà, in uno spazio speciale per la sua forza originaria.

Piccolo manuale

Convivere con ogni tipo di affanno, senza fissarsi sulla sua portata, ma soprattutto senza che spalanchi le sue fauci per farti preda.
Imparare a mandare aria fin dentro se stessi, senza che resti a svolazzare sulla nostra testa come inutile orpello: afferrala e apri i polmoni così spesso ritmati da un respiro troppo corto.
Ammiccare costantemente ai propri sogni senza sentirsi additato come un povero ubriaco.
Sorridere a tutti, quando se ne ha voglia, come colui che sa e non come un seguace incallito della buona educazione.
Cantare anche quando si ha un filo di voce: continuando a provarci la voce tornerà e sarà un bene per noi e per gli altri.
Se dopo aver messo in pratica queste cose qualcuno ti attacca, cambia strada senza voltarti: se in seguito capirà, sarà lui a venirti a cercare.

Precauzione

Spesso può essere una linea di confine che sbarra la strada, travestita da nume protettore che, dietro la sua aura avvolgente e quasi materna, offusca la pienezza della vita. In fondo, così conciata, col senno di poi, si rivela essere nient’altro che un figlio mal riuscito di quella stessa pienezza che, sbirciando e incitando da dietro un paravento, ci ha fatto barcollare, senz’aria, nella parodia dell’esistenza.

Presenza

Lontano, lontano, ma vicino vicino, afferrandomi per l’anima che allora danzava con la tua. Ora come allora, nella ruota del tempo che non scaccia l’immagine di noi insieme, ma ci riporta tutto il mondo di allora incantato dallo smalto della memoria.

Primordi

Pezzi che fluttuano nello spazio come nei dipinti di Marc Chagall; silhouettes sottili, ombre di se stesse, leggere, fragili, eleganti come fronde timide all’alba della Creazione, quando il male non esisteva e la Bellezza era ingenua, ma splendente e unica Signora dell’Universo… Questo, forse, eravamo prima delle nostre pesanti incarnazioni.

Quando i sogni si sciolgono tra le dita

Quando i sogni si sciolgono tra le dita, dopo aver soffiato tonnellate di respiro su di essi, ti senti come chi ha percorso a trecento all’ora una strada dritta e luminosa che è poi finita in un vicolo cieco. Allora sollevi le braccia ai lati del corpo e ne tocchi le pareti a destra e a sinistra per evitare che si restringano ancora di più, allargando con tutta la forza che ti resta anche le gambe per allontanare massi di dolore.
Quando i sogni si sciolgono tra le dita, senti i battiti del cuore che rallentano fino a marciare la lenta, ma scandita e inesorabile, marcia del silenzio.
Quando i sogni si sciolgono tra le dita, ti volti indietro e li saluti con la gratitudine di uno che, solo grazie al fatto, comunque, di avere avuto la capacità di sognarli, può riprendere il cammino, magari riprovandoci ancora.

Quando la massa parla in massa

Quando la massa parla in massa non è mai dentro la realtà effettiva delle cose, ma nella totale mistificazione. Si insinua nei fatti caricandoli di bugie, si insinua in convinzioni sulla tua vita con l’intelligenza di un cerebroleso.
Quando la massa parla in massa ruba ogni verità e la lascia ad ammuffire in una soffitta.
Quando la massa parla in massa fa spuntare sulla terra un’arsura globale: abbiamo voglia di spostarci in cerca di emozioni, beviamo solo acqua sporca.
Quando la massa parla in massa rende facile il lavoro alla famelica sete di pochi potenti nel detenere il controllo delle moltitudini.
Quando la massa parla in massa uccide il bene più grande di ogni essere umano: la vita!

Quando le generazioni si parlano senza saperlo

Poche gocce di vibranti piaceri, sapori gustosi di buone emozioni, suoni acuti come quelli di campane antiche che le tiravano lo sguardo verso l’Infinito, gli occhi suoi di cerbiatta che scrutava tra la folla di una festa, in cerca di sagome rare e uniche, con un drink in mano in sintonia con la modernità, ma anche con sulla pelle e nelle viscere quella sete di “essenze” che, così, e solo a sensazione, poiché era ancora molto giovane, sentiva che fossero appartenute a un passato e a una cultura che non aveva vissuto, ma che picchiava alla sua porta come qualcosa di déjà vu…

Rabbia

Indebolisce il corpo e mette un gran frastuono nel cervello. A causa delle sue sgradevoli sembianze, è difficile ammettere di esserne vittima e quando cadiamo nella sua rete facciamo scelte sbagliate. È “matematico”!

Raccolta del tempo

Ci sono delle ore, degli istanti, delle scene di quelle ore e di quegli istanti, che restano attaccate per sempre ai pensieri.
E così, dal nulla, mentre ti sembra di pensare ad altro, di essere ormai lontano dal già vissuto, ecco che parte un’immagine simile, un colore, un odore, persino un’ora sul quadrante dell’orologio che combacia con una luce del giorno o della sera, quella, la stessa! Ed ecco che parte come una freccia carica di tensione la sagoma di allora.
Molti la chiamano “ricordo”. Ma, in questi guizzi “famelici”, fatti di pezzi già assaporati, c’è dell’altro, una specie di impronta che non vuole svanire, perché è ancora lì per farti capire che tu, insieme a lei, ci sei ancora. E così.. attimo dopo attimo, si rinnova l’onda del tempo.

Radici

Piccoli aneddoti o grandi abbracci accarezzavano la sua vita vissuta come presenze indelebili di piaceri provati, pennellate di colori sapidi e amati allora come ora in una nuova forma di radici della sua esistenza.
Spesso accendeva la luce e camminava all’indietro ripescando quei bagliori ricevuti in dono per pura generosità del destino, erano là tutti in fila per dirle:”Ci siamo piantati nella tua esistenza per creare un albero forte e sano, perché tu, oggi possa, voltandoti indietro, andare avanti con la stessa impavida forza che avevi quando ci hai vissuti!”

Razionalità

Il voler essere razionali ad ogni costo, spesso ci dà delle vere e proprie bidonate!

Realismo

Da ogni dolore cresce robusto l’albero della vita e da ogni gioia quello stesso albero guarda alla memoria di quel dolore estirpando i rami secchi. Ad ogni strappo il dolore sembra sogghignare di rabbia e tu lo guardi con quella forza rinnovata che avanti a niente ha potuto cedere il passo. Poi, altri dolori e altre gioie si susseguono, in apparenza, senza un filo conduttore, scuotendoti ora qua ora là, ma stai pur certo che questo è il tuo pennello e questa la tua tela e che solo tu puoi dipingerla.

Ricamo intellettivo

Si sentiva piena, non di cibo, ma di pensieri.
Non i classici pensieri a cui l’essere umano dà il nome di preoccupazioni, piuttosto come flusso di idee che andavano e venivano nel cervello in forma di osservazioni, opinioni, interrogativi, stupori… un flusso inarrestabile, compagno del suo andirivieni quotidiano nella realtà, una sorta di alter ego che apprezzava quel sentirsi vivo con una mente frizzante e non lobotomizzata dai soliti inceppi della comunicazione, ma che a ogni asserzione dei media ne avvertiva l’impatto diabolico e poco, molto poco, rispettoso della la sua intelligenza.
Così facendo, sempre rafforzata da quei pensieri, cercava di evitare che la sua attenzione si indebolisse e divenisse preda facile di manovre occulte. Era così arrivata a oggi piena di un ricamo intellettivo non soggetto a comandi esterni, ma solo a stimoli autonomi e creativi, di quelli che ti danno il filo per continuare a ricamare…

Ricordi

Sono punti di connessione. Il tempo dilata la trama della nostra esistenza e i ricordi sono come dei punti che servono a tenerla unita al nostro cuore e a far sì che la nostra vita non resti appesa a un chiodo lontana da noi.

Riservatezza

Ma dove sei finita? Non eri solo il “non dire”, ma molto di più.
Eri il viale alberato che percorrevano comportamenti e parole per prendere respiro prima di andarsi a posare nel posto giusto. Lì, venivano riconosciuti solo da chi dava loro piena accoglienza. Non sbattevano in faccia al mondo vane prodezze, non rubavano lo spazio di nessuno cantando vittoria, non sporcavano se stessi e gli altri con la loro merce, perché erano la vita della migliore fabbrica, proprio perché prima di essere espressi avevano preso respiro lungo il viale della riservatezza.

Ristoro

Se non ne abbiamo nessuno è perché non c’è niente nel nostro carattere che ci fa riposare.

Rivoluzione interiore

Quando siamo gettati dentro una Storia Fallace, come mandrie al pascolo su neri prati, resta sempre, ma solo ed unicamente nell’humus di un’intelligenza coraggiosa, di una manifattura impermeabile a qualsiasi tempesta, la percezione netta di tutte le poderose crepe di quella Storia Fallace.
Davanti a questo magma poroso che assorbe come una spugna tutta la linfa della massa in giro per il mondo, c’è qualcuno che urla in silenzio: “Grazie, ma io non ci sto!”
E quando l’ha fatto attraverso il suo comportamento solitario, resta zitto e fila dritto là dove ha deciso di andare. Prima o poi, forse dopo aver percorso un deserto, troverà una forgia simile alla sua, con cui scambiare sguardi attraverso il centro di quella stessa intelligenza.

Rumore

Sgombera la mente, sgombera il cuore. Cammina felice dentro il rumore, il caos di questa affannata esistenza. Ridici su, beffeggialo, non ti appartiene. Rinnega sempre le sue manipolazioni, le sue distorsioni. Piantati di fronte ad esso come una madre coraggio che protegge i tuoi pensieri e se, dopo tutto questo, ancora tenta di abbindolarti con i suoi sogghigni, puntagli contro gli occhi come due laser potenti e fallo scappare per sempre dal tuo raggio d’azione. Ricorda: tutto, ma proprio tutto…è solo rumore!

Ruoli fissi

Irrigidirsi nei ruoli fissi dimezza la nostra capacità di vivere con pienezza.
Questo non vuol dire che dobbiamo sottrarci alle nostre responsabilità, ma piuttosto fare in modo che esse non ci distruggano.
Diamoci più tempo per respirare anche davanti ai problemi. Diamoci la possibilità di aprire le braccia alle cose che accadono, con la messa a fuoco di una intelligenza non reclusa negli schemi. Fluidamente, con morbidezza e non con la fissità di fatti normali e certi.
Troppo spesso, ormai, ciò che appare normale, col tempo può avere gli effetti catastrofici di una miscela di rimpianti, rancori e rimorsi. E allora sarà tardi per riprendere il mestolo in mano e far sparire quei grumi pesanti sul cuore.
Impariamo a saltare dentro la bellezza della vita e non a pestare i piedi come dei bambini lagnosi e dispettosi.
Per fare questo non c’è limite di età, ogni momento è propizio, l’importante è non lasciar passare inutilmente il tempo che ci resta. Buon viaggio!

Sagome

Disagio cantato dalla triste litania del cuore, sagome galleggianti nell’aria: tutto intorno è silenzio, bucato da occhi sbarrati verso il nemico, un nemico che può essere persino chi ti sta passando accanto. Sagome ricolme di tossine roteanti dentro una ruota impazzita, che gira senza riposo, ubriaca di una amara pozione, liquido spruzzato da una giostra incantata dal Male.

p.s niente di personale, solo una brevissima analisi storica. Passerà!

Scrittura

Mi sveglio al mattino con le parole in bocca, che hanno già oltrepassato la soglia del cervello per uscire allo scoperto. Le sento danzare sotto il palato, allegre, frizzanti, che sanno già dove andare e aspettano che io lo capisca. Devo accoglierle e sistemarle nel modo che richiedono: sono piene di volontà e mi lasciano l’illusione che sia io a scegliere. Ma se sbaglio a metterle in un posto invece che in un altro ne viene fuori una cacofonia assordante, che mi spinge a spostarle all’infinito, finché non trovano la collocazione giusta. Poi trovata la soluzione, tirano fuori una carica che salta dal foglio per vivere di vita propria in qualsiasi posto del mondo. Ed allora io viaggio con loro e sono felice.

Scrittura come alito di vento

Scrittura come alito di vento per un cuore che non sa più dove andare e che sentendo quelle parole ricomincia a battere di nuova vita, perché in quel momento hanno saputo leggere il suo dolore.

Sfumatura

È la figlia devota di un colore definito, che ne mima i passi con leggerezza.

Silenzio

Come sua sorella libertà, antico nome perduto che vaga di mare in mare sperando che qualcuno lo ascolti…
Provate a captare nel silenzio una porta che si apre, una voce, magari la stessa che sentite ogni giorno, persino alla stessa ora, vi appariranno molto più leggere, non più come gocce che vi succhiano energie e che non sapete più come recuperare.
Quel silenzio è una specie di corpo che, come un prodigio alchemico, trasforma in oro ogni elemento che arriva fino a noi. È già in noi, non c’è bisogno di andare a cercarlo da qualche altra parte, però si è ritirato per non essere offeso e restare libero, ma se sappiamo scovarlo non si nega.
Buona ricerca!

Silhouette

Bolle di fierezza sparse tra i capelli, che lei allisciava con vanto appena sveglia e prima di andare a dormire, con movimenti lenti, mentre i pensieri percorrevano il lobo destro e quello sinistro del cervello, talvolta incrociandosi nel mezzo della fronte.
Quei momenti, al mattino e alla sera, tra una pettinata e l’altra, sembravano stanare le visioni dei sogni notturni, o i pensieri compressi dal frastuono del giorno. Li guardava riflessi in quei lunghi capelli lisci come fili dorati, cosparsi dalla sua curiosità nel cercare di capire ciò che la mente aveva da dirle. Era una specie di meditazione in cui trovava un rifugio sicuro e affidabile. Ma un bel giorno, tra quei capelli vide delle lacrime. Smise di pettinarsi, posò la spazzola e si rese conto che proprio quei capelli avevano coperto i suoi pensieri più veri.

Sinfonia

Ma che sono tutti questi schiaffi da mare forza nove?

Vorrei una vita che fosse una sinfonia di note leggere che ti tocchino senza spellarti, che ti abbraccino senza morderti, che, avvicinandosi a te si uniscano all’orchestra della tua anima per un concerto senza eguali. Vorrei che la pelle restasse liscia, come baciata da pura ambra e che la mente danzasse libera di volteggiare su nidi di realtà lucenti e setose, vorrei infine salutare tutto l’Universo sorridendo all’Infinito.

Sistema

Quello in cui viviamo che sistema è? Non rispecchia di certo un ordine, come vorrebbe il significato originario del termine. Piuttosto, è un gran fracasso: l’importante è riuscire a camminarvi dentro in assoluto silenzio, quasi indossando delle tute mimetiche. È l’unico modo per riuscire ad andare dritti per la propria strada e restare sani.

Slittamento

Slancio emozionale, di quelli splendenti sull’anima, di quando si vibrava di una elettricità benefica, rischiando il tutto per tutto per seguire il flusso emozionale.
Cellule che ti friggevano dentro al suono di respiri forti, aperti, che ti dilatavano lo sguardo per afferrare tutto quello che c’era da imprimere di te nel raggio di chilometri e chilometri di apertura.
No, non si tratta di passato che è andato via, ma di presente condito da “smart action”, in cui tutto è insonorizzato, dove quel frastuono di te stesso, essere organico e vibrante di poco tempo fa, viene catturato dall’oscuro silenzio in cella di isolamento, mentre rapide le dita scorrono non solo sulla tastiera , ma nel cervello tirato da abilità e velocità che disperdono di te quell’ondeggiare fantasioso a zonzo per la creatività.
Ma ora siamo “smart” e dell’allora di poco tempo fa, abbiamo già perso il voluttuoso ed erotico splendore.

Smembramento

Frammentazione di un insieme, di una struttura che fino a quel momento ha tenuto raggruppate le sue parti. Ma poi, quasi per un ordine naturale delle cose, esse cominciano a staccarsi dal tutto e vanno a formare un altro insieme che terrà unite le nuove parti fino a quando, a loro volta, non saranno più adatte a tenersi insieme.
Spesso ci fa paura accettare questo mutamento e vorremmo ad ogni costo continuare a mantenere inalterata la vecchia struttura: ciò vale per tutto: oggetti, persone, società, aziende, famiglie, persino pensieri.
Ma se vogliamo imparare a vivere più sereni dobbiamo capire quando è arrivato il momento di mollare la presa.

Solitudine

Da sempre stare lontana dagli esseri umani mi dà lo slancio verso la vita piena, la vita vera, perché in totale solitudine mi si apre uno scenario che altri definirebbero virtuale, ma che per me è più vero di quello che ho davanti agli occhi.
La solitudine, quella che ci fa volare e non soffrire, è un ramo di un grande, immenso, albero che si chiama :”Libertà!”.

Sonno profondo

Parole sradicate, mente sudata, cuore in allarme che guarda con paura i propri battiti. Galleggiamenti affannati nelle azioni da portare a compimento, maree interiori che inondano pensieri sconnessi, sentimenti volubili, pause inquinate dalla mucillagine dei residui lasciati da tanto scoramento.

Eppure è come se, di tanto in tanto, ci fosse un black out che lascia tutto questo a tremare all’interno di una debolissima cassa di risonanza, un rantolo lontano che disperde le sue ceneri nell’avanzare del tempo che lo deride per non aver compreso quanto sia stato inutile viaggiare seguendo un percorso senza ritorno.

Sponda

Spesso crediamo che ci sia, ma in realtà il suo bacino d’ancoraggio è un’illusione ottica che può farti diventare strabico. E non si tratta di uno strabismo di Venere, ma di un irreversibile e pericoloso spostamento dell’asse!

Stato di grazia

Tutto intorno è fermo, sospeso, innocuo. Non riesce a raggiungerti attraverso nessun viale d’accesso: la tua oasi è perfettamente blindata, i cancelli chiusi senza che ci sia il bisogno di segnalare alcun divieto. Chiunque tenti l’avvicinamento arretra d’istinto, non per paura, ma perché non riesce ad attraversare una soglia robusta che allunga la mano a propagare la sua forza intorno ai suoi confini.
E tu sei lì dentro a cantare il tuo inno di pace. Da lontano ti giungono i confusi brusii dei pensieri sconnessi dell’umanità in movimento… e pensare che prima di raggiungere quel l’angolo, anche tu avevi recitato la tua parte tra quei brusii, ma ora sai che non tornerai mai più a perdere la tua scommessa con la vita per quel tipo di inganno che si beffa della tua intelligenza.

Storia

Tutto ritorna sempre a fare Storia. Eppure molte sono le cose che, per il loro squallore, dovrebbero uscire dalla Storia per sempre. E invece ne facciamo “Memoria”. Sarà perché l’essere umano resta attaccato alla sofferenza come il figlio ad una madre! Se questa asserzione non fosse vera, l’uomo non avrebbe sparso sangue così di frequente e non sarebbe rimasto immerso nel “piacere sommerso” che provoca la sofferenza.

Strabismo

Non era nato per essere eroe, ma avrebbe tanto desiderato svuotare questa sua natura per riempirla di quello spirito robusto di cui sono fatti gli eroi.
E invece, con grande suo rammarico, si spostava sempre ogni qualvolta aleggiasse sulla sua testa il fantasma di un pericolo.
E così, man mano avanzando fuori dalla vita, si ritrovò ad adulare finti eroi a cui lui aveva affibbiato l’epiteto solo perché venivano acclamati dalla massa fatta, proprio come lui, di una natura di carta.

Street art

Frammenti di realtà metropolitana, pezzi d’arte di strada che arredano la mente di un uomo in corsa, eccitato inconsapevolmente da quei colori forti e spesso disperati: dolore, rabbia, sogni… parlano di noi. Pezzi d’arte di strada provenienti da solitudini che, talvolta, toccano il mercato solo sfiorandolo per poi tornare a essere il patrimonio dei muri delle periferie delle nostre città contenitori di tutto quello che l’artista-uomo e l’uomo-artista ha nel suo patrimonio genetico come riflesso della disperazione e dei sogni del mondo.

Tenacia

La tenacia è una zona protetta dai raggi sbiaditi della pigrizia. È un campo con una sola stagione, quella della semina; è un’armatura che ci fa da scudo contro qualsiasi tipo di attacco; è il pane che sazia con una sola fetta, perché nutre con un solo sbalzo in avanti.
Ciò che ci fa fare la tenacia è un ricamo costante sul canovaccio del Destino, con azioni che solo in apparenza ripetono se stesse, perché ogni volta vengono ridipinte con una pennellata più forte… e ancora e ancora… ma, soprattutto… la tenacia è l’architetto della nostra esistenza. Se non la seguiamo, priviamo la vita del suo centro propulsore.

Tirare l'acqua al proprio mulino

Questo modo di dire dovrebbe essersi stancato di esistere! Per abolirlo totalmente dovremmo credere che per tenerlo ancora in vita non c’è più trippa per gatti.

Trasmutazione

Sentivo un’aria serena che mi attraversava dalla testa ai piedi, un vento leggero che mi dava assoluto benessere. Mi chiedevo di cosa potesse trattarsi, ero stupita. In quel momento della vita c’erano le cose di sempre, quell’arrangiarsi quotidiano in un’epoca di difficoltà socio-economiche, quella tristezza da post pandemia, il chiedersi il senso di tutto quello che stava accadendo senza risposte degne di ascolto… eppure quella mia leggerezza interiore era più tangibile di qualsiasi forma di contrazione esistenziale, era come se la realtà esterna si fosse sbriciolata e fosse rimasto solo un vasto campo di luce in cui mi muovevo respirando a pieni polmoni, volando in un etere molto più rarefatto.
Avvertivo che mi stavo lasciando dietro qualcosa di pesante, un pezzo di vita ormai scaduto, non per le cose che avevo fatto o meno, ma per l’impostazione di vita che non poteva più mantenere la sua vecchia tenuta.
Quella leggerezza si stava proponendo in tutta la sua forza magnetica tirandomi per mano verso il nuovo mondo. Mi guardai allo specchio, mi sorrisi e le sorrisi e, promettendole fedeltà assoluta, decisi di ripartire.

Tristezza

Le nostre tristezze sono anche i nostri limiti, abbiamo bisogno di spazi più ampi per vivere meglio. E allora forza!!

Un cuore sonoro

Aveva un battito forte, era nato già pieno, aveva tutto quello di cui aveva bisogno, viveva per il gusto di sentire i propri colpi, dentro albe e tramonti, gioie e tristezze, col suo battito a prua. Non si lasciava mai cogliere impreparato né dagli uni né dalle altre. Delle albe e tramonti scrutava il cammino, i colori in viaggio, le forme delle nuvole montate e smontate dal vento, le luci che s’immergevano nelle ombre. Delle gioie e tristezze ascoltava il suono col suo battito a prua sorridendo ai sorrisi e bagnandosi di lacrime. Era un cuore alato con un solo monito dentro la sua bocca: esistere!

Un pensiero addolorato

Bombardati da parole, suoni, fatti, ovunque andiamo… col cervello pieno di parole, suoni, fatti, ovunque andiamo… con i rumori di parole, suoni, fatti, ovunque andiamo… nel magma agitato dei nostri pensieri, ce n’è uno che si tormenta più degli altri e che dice:
”Non riesco a trovare il giusto spazio per comunicare col cervello del mio cliente, sono disperato, non so come fare, è importante che venga a conoscenza di quello che ho da dirgli, perché potrebbe salvarsi da tanto frastuono!”
Intanto il suo cliente continua a muoversi in modo sconnesso in quell’assordante fracasso; lui se lo vede andare verso la deriva e si dispera ancora di più, perché ha la soluzione a portata di mano, ma che continua a non riuscire a comunicargli per mancanza di spazio. Allora dopo tanto andare su e giù come i grandi pensatori per capire come deve fare, prende una decisione:
“Adesso comincio a urlare anch’io come fanno tutti gli altri suoi pensieri impazziti.”
Ha paura di non farcela, perché non è abituato a tanto chiasso, si fa forza e a un certo punto, dopo essersi sgolato tanto, vede il suo cliente fermarsi d’improvviso paralizzato e chiedergli:
“Ma perché strilli tanto?”
“Perché tu non ti accorgi di me!”, risponde, “Ed è importante che tu lo faccia per salvarti!”
“Ma io lo so bene che ci sei!”
“E allora perché non mi ascolti e mi fai straziare?”
“Perché se lo facessi non saprei più da dove cominciare!”

Una madre a tempo pieno

Il passato ti allatta per tutta la vita, sembra non voglia mai svezzarti, ti chiama sempre al suo cospetto, anche quando non te ne accorgi. E’ il tuo artefice, colui che fabbrica la tua vita prima ancora che riesci a disegnare il tuo futuro.
Ha scelto per sé un nome accattivante, “Memoria!”, onomatopeico e vibrante. Se provi a ripeterlo ti si impasta la bocca con la sua eco. E’ per questo che quando stai per imbatterti nel futuro, devi stare più che attento alle pennellate che dai, perché se fai errori te lo ritroverai davanti per sempre con i tratti sbagliati.

Una rapper

Ogni respiro è per lei, ogni sguardo è per lei, ogni pensiero è per lei… non sto parlando di una persona, ma di “lei”, colei attraverso i cui indelebili segni io rappresento ogni cosa. Lei, la scrittura, è dentro e fuori di me, lei è le persone, gli oggetti, i luoghi, le scene che tocco grazie al suo abile fiuto di cercatrice di rarefatte sospensioni o realistiche affabulazioni: cammino e guardo il mondo solo per mezzo dei suoi occhi lucidi di intelligenza fuori dal comune.
Scrivo nelle situazioni peggiori, con gente intorno a me che si riempie la bocca di una quotidianità slavata e mi dico: “Non ascoltare, scrivi, tu hai lei, sei libera!”
Rimpiango il tempo, che del resto non ho mai potuto conoscere, ma solo sognare, in cui gli scrittori si isolavano e il loro unico “mestiere” poteva essere quello di scrivere.
Ma oggi viviamo a ritmo di rap e, dunque, ho dovuto diventare una “rapper”, per cui scrivo camminando, parlando, andando a far la spesa o qualsiasi altra cosa “necessaria”.
Non si può pensare, per la vita che conduco, che la scrittura venga relegata a riempire pochi spazi liberi, deve avere la totale precedenza, deve comunque essere “regale”, devo farla entrare ovunque, farla diventare “rapper” con me, scattante, viva, vibrante, onnipresente, farla essere nei passi, nei sorrisi, nelle albe, nei tramonti, nell’unica soluzione possibile della mia esistenza: l’Infinito!”

Una stanza tutta per me

E cosa ci vogliamo mettere dentro?
Nessun pregiudizio o preconcetto, rancore o rimorso; nessuna eccitazione che svolazza senza riuscire ad essere emozione; nessuna vendetta, ma nemmeno vacillanti perdoni tanto per mostrare forzate bonomie.
Solo un grande Sole che irradia tutto il perimetro.
E le persone? Mmh…vediamo un po’: scelta difficilissima! Ci devo pensare bene, ma qualora ne facessi entrare qualcuna, dovrebbe prima passare la dogana con un passaporto senza scadenza dove, al posto dei dati anagrafici ci fosse la matrice indelebile di un sorriso che non invecchia. Solo allora sarei sicura di aver fatto entrare la persona giusta!

Una strenua difesa

Solo cedendo il passo puoi avanzare. Si tratta esclusivamente di Ego. DI quel corpo robusto e pesante che investe di sé le sinapsi cerebrali squassate dalle sue onde.
Ma questo benedetto Ego, sempre in tredici a farsi gli affari degli altri, a presenziare laddove non gli compete, è la struttura più subdola contro cui l’essere umano si trovi a dover combattere.
Ti scruta anche quando sembra lasciarti in pace e, anzi, più è lontano più è pericoloso, perché d’improvviso si avvicina e ti stringe nelle sua morsa, senza che tu te ne accorga, perché non lo riconosci come tuo nemico, ma come complice.
Ma se per caso riesci, dopo molti sforzi, a liberarti della sua massiccia presenza, di colpo, ti si apre uno squarcio di pura bellezza di cui prima di allora non avevi immaginato nemmeno l’infinitesima parte di quel ricamo esistenziale che ti stava aspettando da tempo immemore.

Vecchiaia

Non va abbandonata, ma coltivata. Non va affidata in mano ad estranei, ma a noi stessi. Perciò, che ognuno si curi della propria, cominciando da giovane, riempiendo la vita di sane emozioni. Perché alla morte bisogna arrivare sereni e in buona salute, con la pace nel cuore, altrimenti hai perso la battaglia. È un traguardo importante! Meditiamoci su!

Verso la notte

Tante azioni, poche andate in porto come piccoli miracoli nella quotidianità arruffata, altre interrotte senza che il miracolo si sia potuto esprimere.
Parole dette o taciute, forse per evitare che altri miracoli dovessero prendere forma per dipanare equivoci della tua lingua contro quella degli altri.
Tanti pensieri che friggono nel cervello come fuochi d’artificio. Matasse di voci appallottolate in una fastidiosa cassa di risonanza contro il tuo timpano.
E dopo tanta fatica nel cercare di ammortizzare tutto questo… è sera! Le ombre si allungano, il cuore si apre, il respiro si espande, le ore avanzano ed, infine, è notte fonda.
Ti sembra di sentire una voce diversa, un ronzio di pace… è il Silenzio, Non ti va di lasciarlo, ma domani si ricomincia. Apri la finestra e ti appendi alla stella più alta, perché è da lì che vorresti ricominciare, domani… da quell’unica voce che puoi veramente amare e da cui non devi aspettarti nessun miracolo, perché è già lì nelle sue forme, solo che in tutto quell’andare e venire durante il giorno non la potevi vedere, ma l’hai desiderata e quanto! Dio solo lo sa…

Viaggio

Vortici e vortici di pensieri come tante porte aperte sul Mistero, parabole lanciate nel Vuoto in cerca di risposte, pezzi di te stesso più intelligenti di altri che volano nell’immensità accelerata dal respiro profondo, sagome di energia che aspetta di diventare fuoco di Conoscenza.

Viaggio inutile

Quando la mente partorisce insani pensieri, il cuore non li accoglie, per cui non venendo purificati dal suo flusso sanguigno, vengono rispediti al mittente, cioè la mente stessa, dove il traffico si ingolfa e l’aria si imputridisce.
E’ una sorta di frontiera il cui passaggio viene timbrato solo dalla limpidezza del cuore per la quale il pensiero non ha i requisiti. In sostanza, ha fatto un viaggio a vuoto.

Vibrazioni

Tutto ha un suono e una voce nell’Universo.
Tutto ha un suono e una voce nel nostro corpo.
Tutto ha un suono e una voce nell’anima.
Tutto può essere visto e ascoltato attraverso i sensi.
Ma se non ci riusciamo allenandoli, allora il nostro universo resta muto!

Vitalità

Quella notte si addormentò pensando: “Ma perché bisogna morire per entrare nell’Oltre? Non ci si può andare da vivi? Sì, proprio da vivi, qui e ora, con le potenzialità che abbiamo pur costretti nella materia?”
E così pensando si addormentò. Dopo poco si aprirono le strade di un sogno dove tutto era giallo oro di scintille frizzanti, ma piene di pace in flussi di pensieri incontaminati, forme di tutte le grandezze e sagome possibili, una danza riposante che si scioglieva per poi ricomporsi in eterno movimento, particelle che si aggregavano e si staccavano, un quadro ballerino dentro il più grande museo del Mistero. Il giorno dopo si svegliò felice di averlo potuto visitare, mentre il suo corpo cominciava lentamente ad appesantirsi di nuovo, soggetto alla legge di gravità, ma con la piena consapevolezza che, dopo quella notte, niente sarebbe stato più come prima, perché sarebbe stata sempre avvolta da quell’efficiente movimento dorato in una vita fantomatica e illusoria.