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Il testo si muove lambendo vari generi letterari: il
romanzo storico, la cronaca familiare, il racconto di formazione. E
ciò dal momento che la vicenda di Maria Adelaide, ma anche di sua
sorella Wanda e della loro madre Dora, s’incunea
perfettamente in quella ben più ampia del momento storico che
sono chiamate a vivere. Periodo segnato dalla guerra, e incorniciato dallo scenario prezioso e forte di una
Napoli assai presente nel testo. A cominciare dai luoghi, dai nomi, passando attraverso le atmosfere, sino ai personaggi e
ad alcuni piccoli riti tutti “nostrani”. Ma quello che più colpisce è la graduale scoperta della femminilità da parte della protagonista.
Lungo quest’itinerario intimo e personale, al centro di
una società chiaramente connotata e nel solco di un’antica
tradizione familiare, l’autrice scorta il lettore, dopo averlo
preso per mano con la delicatezza di una scrittura piana e
schietta. Uno stile capace di rendere scorci pittorici
della città, il clima storico-sociale e, impresa forse anche più ardua, di scogliere la complessità e la profondità delle
dinamiche interiori femminili. Di una femminilità che s’apre ora alla vita adulta, alla conoscenza della fisicità, dei sentimenti più maturi e dell’eros. |
Napoli nebbiosa e cupa, cielo grigio
sul mare argento per tutta la mezzaluna del golfo, il pino di Posillipo in lontananza, quasi nero, lo scirocco lieve
sulle case nitide, addossate nell’agglomerato urbano, pietre antiche e moderne, ignare di tutto,
ignare della guerra. Sembrava che non vi fossero più pensieri tra la
sua gente irretita negli usi e costumi più
familiari;
persino la tipica indolenza del suo aspetto sembrava essere stata
irrigidita da una morsa, bloccata in un
fotogramma sur- reale con lacrime rapprese. Per le strade del centro, la vita si era ritirata e
nascosta; dietro infissi chiusi la gente spiava tra strette fessure per
il bisogno quotidiano che aveva di accertarsi che i suoi
custodi, il sole e il mare, fossero ancora li e non avessero abdicato all’eterno compito di proteggere la città e
il suo popolo.
pag.29
Il padre andava su e giù per le scale, raddoppiando il numero degli
scalini per aver dimenticato di prendere ora quel- la ora quell’altra cosa e
chiedendo più volte a sua moglie se questo o quell’altro fosse gia saldamente riposto nel porta- bagagli: si
riassestava sul naso il suo pince nez e ricominciava a salire e a scendere. La cuoca era muta, non rispondeva alle
domande nervose che le faceva il cameriere; anche lui saliva e scendeva come una gazzella, per dare un
ultimo sguar- do alla casa e, se l’avessero dimenticata in una stanza, non avrebbe avvisato
nessuno, pur di rimanervi; gia tante volte era scesa con reticenza nel
ricovero, perché, se si doveva morire, lei avrebbe
preferito guardarsi intorno per l’ultima volta in posti che le erano familiari, come se solo lì avesse potuto
riconoscere l’angelo che la portava via.
pag.31
L’auto
filò ad andatura costante per tutto il Corso Vittorio Emanuele fino
all’altezza dell’incrocio con l’Ospedale Militare, dove, a causa di
un'interruzione, fu costretta a deviare per i quartieri spagnoli, giungere alla via del mare e uscire
dalla città. Alla
vista di quella fiera di cose e persone a restringere
vicoli già stretti, l’eccitazione di
Maria Adelaide e
Wanda
raggiunse e scompensi di ogni genere; non sapevano più dove posare lo
sguardo per non perdere i pezzi di
un palcoscenico rovente, girandola di
umanità surriscaldata da un fluire del
sangue che pareva saltare
nelle vene e nelle arterie. Il vicolo, quasi ostruito, rallentava il passaggio fino all’indolenza; l'auto
appesantita come una vecchia matrona zigzagava, sballottata di qua e di là, mentre all’interno della vettura
Maria Adelaide saltellava come una mina da un posto all’altro, non voleva perdere nessun dettaglio della strana
visione che quel giorno le si parava davanti e metteva il suo cer- vello in moto: si chiedeva tremila cose in
un momento solo , mentre Wanda appiattiva i riccioli contro il finestrino con la voglia, a malapena
trattenuta, di buttarsi fuori dall’auto.
Porte
aperte, case in strada, stessi oggetti appesi dentro e fuori dalle
pareti di quelle stanze con la bocca aperta a parlare senza pudore delle proprie
viscere: sembravano tante mosche in fila al pianoterra di sontuosi palazzi e vomitate
sulla strada.
Scure, ma prorompenti di una vitalità ambigua, di una lava che
scendeva verso il mare unendosi all’acqua sporca,
che le donne rovesciavano in strada dopo aver lavato il pavimento. Uomini stesi sui letti con le scarpe
ai piedi,
figurine di santi incollate ai muri
ricoperti di chiazze, di amuleti, contro i quali la
sagoma innocente
di un bambino si stagliava incerta, traballante e onirica, mentre quella di una donna vecchia veniva
succhiata dall’ultima onda amara.
“Mamma,
ma perché dormono quasi per strada questi signori?”
“Mamma,
ma perché hanno l’altare in casa?”
“Mamma,
ma perché vendono le ciambelle fritte fuori dai bar?”
“Mamma,
ma perché il cielo si vede cosi poco?”
pag.32
Come
ubriacati da quella avventura, si ritrovarono, senza accorgersene, ai
limiti dei quartieri spagnoli, nella strada grande di via Toledo e
all’altezza dell’ultima di quelle piccole stanze, dalla bocca aperta
sul vicolo - voraci dell’aria che
restava in quelle
vie strette - Peppiniello lasciò il suo destriero con
una lentezza che aveva già sapore di nostalgia, res-
tando
immobile a guardare le due piccole teste sorridenti nella lunga,
elegante Ford nera, che scendeva per raggiungere la via del mare. Era la frontiera, sì, quella era la frontiera col mondo esterno, che avrebbe
travalicato solo da grande se avesse fatto fortuna. Per ora doveva rimanere lì, quello era il suo posto, perché
l’aveva detto il destino.
pag.34
Il
giorno dopo, la prima immagine a darle il benvenuto fu quella di una
ortensia color glicine, incrociata con un rag- gio d’oro cupo e lucentissimo,
dirompente per la forza che aveva usato nel dover sbucare dalla barriera di nuvole ormai ostinatamente
minacciose: sembrava una spada. “E cosi che anche la pioggia si fa amare dalla gente?” si chiese, “Perché fa
vedere questi paradisi?”, e per le inondazioni e le catastrofi, delle quali tante volte aveva sentito
parlare, era così poi che si faceva perdonare, con questo bel
pennello? Mistero dei misteri… quel creato tutto suo, ricco
di messaggi, per vivere alla grande!
Mistero
dei misteri… i suoi occhi, che avevano la capacità di vedere e il suo
estro di far sì che si stupisse!
“Bambina
mia, apri quel balcone, altrimenti a star così a guardare col naso
schiacciato contro il vetro, avrai presto due grandi buchi al posto delle
narici!”,
Lilla,
era cosi che la chiamava la nonna con quel dolce e caldo accento
siciliano, non se lo fece ripetere due volte, facendo finire al vento i riccioli
di Wanda, che era ancora sotto le lenzuola e che azzardò un mugugno di protesta pigra e rassegnata. “Nonna
mi prendi in braccio, voglio accarezzare l’edera, ne ha bisogno, guarda come è secca!”
“Per
forza piccina mia, è inverno!”
“Lo
so, ma può darsi che se l’accarezzo un po’, mentre siamo qui, in
primavera cresce con più foglie!”. Wanda le sentiva parlare, avvolta nel suo
tepore sotto le coperte: “Cambiare tutto questo col vento freddo non mi con- viene per niente”, pensò, “poi
quando esco, vedrò che aspetto ha la povera edera”. Ma la pace era finita, perché Dora entrò in camera
e, col suo cipiglio autoritario, spazzò via ogni cosa dalla beata indolenza: il momento della vestizione
delle sue creature era una specie di rito
educativo, un tocco di mondo mitteleuropeo
nelle campagn e del
sud e da mitteleuropea oggi aveva dato disposizioni a che le bambine andassero in campagna con Biagio:
“Vacche, vitelli, vita in movimento contro vita che muore, latte bianco da bere contro sangue
inutilmente sparso! Questo è quello che ci vuole per le mie figlie oggi!”, aveva pensato non appena sveglia,
turbata da una notte di dolore, in cui Salvatore le aveva più volte preso la mano, senza chiederle niente.
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