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Gaetano Menna Agricoltura Nuova, Luglio 2010
La memoria, il sogno, l’incanto. La protagonista
del romanzo di Francesca Sifola fugge dalla realtà rifugiandosi in un mon- do “altro”. Ci viene in mente l’incipit del film di Fellini
“Otto e mezzo”, con gli uomini chiusi nelle auto in fila, separati nei propri microcosmi e poi il regista che fugge dalla
realtà quotidiana e opprimente “volando” sulle ali della fantasia e dell’arte. Il romanzo della scrittrice napoletana è
riflessivo, onirico. Narra di una donna che si rifugia nel sogno ad occhi aperti.
Visionario e riflessivo, il racconto circumnaviga intorno ai
sentimenti. Un po’ “leibniziana”, la protagonista, Claudia, è chiusa nella sua “monade” senza porte e finestre; e allora crea
la finestra onirica. Si tuffa in visioni fantastiche, si lascia tras- portare su le ali della fantasia, si sdoppia. C’è una
parte “cosciente” che vive, ama, parla con gli altri; ma ce n’è un’altra più recondita che è “altrove”, anima vagante in
universi “paralleli”. Due parti che si ricongiungono solo la notte, quando si è soli con se stessi. Una storia così
riflessiva, richiedeva uno sforzo narrativo.E l’autrice, nella scrittura, utilizza uno stile espressivo particolare,
immaginifico. Non banalizza ma descrive in modo poetico. Utilizza le parole come pennellate sulla tela narrativa. Ad esempio il
dormire è “il desiderio di magia che si sciolse sotto le palpebre fino alle prime ore dell’alba…” Tutto ciò può
forse
rallentare la lettura, ma è un bene. D’altronde
come si fa ad essere lettori distratti
di una storia che punta sulla meditazione?  Una
storia vera
quella di Maria Adelaide Piscitelli: una vita oltre dolore e ipocrisia
Sogno, l'ultimo romanzo di Francesca Sifola
"Cronache di Salerno", 29 settembre 2009
"Sogno"
sottotitolato: storia
di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna napoletana, Guida Editori, pp194.
Una storia vera, quella di Maria Adelaide Piscitelli, una
storia che con il “sogno” e nel “sogno” ha eletto se stessa a simbolo
di un’esistenza, avvolta da una passione incontaminata per la
vita in sé.Si potrebbe dire una “vita
oltre”: oltre il dolore, oltre l’ipocrisia di una classe aristocratica,
troppo spesso ingabbiata da sovrastrutture a
senso unico; oltre quell’insano termine, così abusato, di
“fallimento”, per non avere portato a termine un
matrimonio; oltre quel
voler credere, a ogni costo, che sol- tanto la ”razionalità” avrebbe il
potere di
tenere in piedi l’essere umano davanti alle vicissitudini della propria vita.
No, Maria Adelaide non ci sta a questa
riduzione
delle facoltà umane e guarda il mondo attraverso un ingrandimento,
sempre, anche quando la prospettiva deve essere allargata dal “sogno”, ma non per questo,
ristretta alla parafrasi di una vita non pienamente vissuta, anzi,
piuttosto, dilatata a potenzialità più ampie. Perché la parola “sogno” non
sta ad indicare banalmente
desideri non esauditi, ma diviene quella categoria sostanziale sul
cui
tappeto potere camminare con la forza di una vita collegata ad un’energia sconosciuta; per cui:
guerra, morte, divorzio, lacrime diventano il paradigma potenziale di un’esistenza che si accresce
nel trasformare se stessa, sempre e comunque, nella passione del
vivere.
E quale città, più di ogni altra, con
la sua
tormentata anatomia storica poteva fare da bacino a questa donna, se
non Napoli? Con questa città lei ha “un intimo rapporto d’amore”, una
simbiosi che funge da calamita nel
serrato abbraccio tra la sua interiorità e le viscere, spesso
inconsulte, di una Napoli che, tante volte, vicina
alla preoccupante decadenza, resta comunque con un
orecchio teso al possibile e un istinto aperto verso
l’improbabile.
Ed è qui che la protagonista di
“Sogno”
e il
luogo in cui si svolge la sua storia si fondono eleggendo la propria
esistenza a una sorta di eroico scambio di vite parallele, tra umori e
odori di mare e di “sogni”.
E se il lettore vorrà unirsi a loro,
scorrendone
le pagine, potrà trovare uno specchio per riflettersi in superfici, a
lui, forse, ancora sconosciute.
Napoli
e il "Sogno" di Maria Adelaide
"La Città di Salerno", 22 settembre 2009, pagina
37, sezione
Nazionale
Napoli.
S’intitola "Sogno" ed è quello che diventa realtá tangibile
dell’interioritá della protagonista. Il libro, pubblicato dalla
scrittrice napoetana Francesca Sifola nel 2005
per i tipi Graus e riedito da Guida
Editori nel maggio 2009. Il testo si muove lambendo vari generi
letterari: il romanzo storico, la cronaca familiare, il racconto di
formazione. E ciò dal momento
che narra la vicenda di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna
napoletana, ma anche di sua sorella Wanda e della loro madre Dora, s’incunea perfettamente in quella ben più
ampia del
momento storico che sono chiamate a vivere. Periodo segnato dalla
guerra, e incorniciato dallo scenario prezioso e forte di una Napoli assai presente nel
testo. Ma quello che più colpisce nel volume della Sifola, è
la graduale scoperta della femminilitá da parte della
protagonista. Uno stile capace di rendere scorci pittorici della
cittá, il clima storico-sociale e, impresa forse anche più ardua, di
cogliere la complessitá e la profonditá delle dinamiche interiori
femminili. Una storia vera, che
percorre questo "sogno".

"Sogno",
Storia di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna napoletana
Saga familiare da ricomporre come un presepe
di Natascia Festa "Corriere del mezzogiorno",
4 agosto 2009
La protagonista di questo libro ha il nome di una
nave:
Maria Adelaide, e ha attraversato la vita come fosse un mare, con lo
scafo sicuro, tanto della bellezza quanto del pericolo. Tra
quelli di famiglia, lo aveva inserito il bisnonno materno,
trasgre- dendo
alla rigida continuità onomastica delle famiglie di alto lignaggio.
Giovanni Laganà, avventuroso armatore siciliano, aveva pensato
che quel nome, mutuato da alcuni discendenti di colonizzatori
inglesi
del New England, fosse di buon auspicio “forse per la presenza di quelle quattro A
distese tra le labbra bene aperte”.
A restituirci la vita di questa napoletana,
attraverso una
matrilinearità che si estende alla madre Dora, è Francesca Sifola in
Sogno, Storia di Maria Adelaide nobildonna napoletana
(Guida, 194 pagine, 12,50 euro). L’autrice, dopo tre romanzi e
una
raccolta di racconti brevi, ora cura seminari
sul “recupero
delle emozioni”. E in questo solco professionale, è il caso di
dire, s’inserisce anche la scrittura di questo diario
familiare,
in cui il centro non sono le vicende di un nucleo blasonato all’interno di
una città nobile e umiliata - la Napoli del dopoguerra - ma lo sguardo
che su di esse avevano Maria Adelaide e le altre.
A quest’altezza cronologica tutto si volge, per presenza o
per
assenza, intorno alla grande villa Piscitelli, requisita dagli americani dopo la liberazione. Ma più della casa - anzi,
delle case - simbolo della famiglia era un’opera che un’altra dimora
(la villa materna dei Gatti Farina) aveva custodito per anni e che poi,
come accade, il matrimonio “sbagliato” di uno dei
fratelli aveva destinato alla dispersione. L’opera era il presepe, non
uno qualsiasi, ma “Il presepe Gatti Farina”, appunto, con
statuine di Sammartino, Gori e Mosca (nell’appendice
fotografica se ne trovano riproduzioni d'epoca e l’autografo del principe Umberto di Savoia che lo inaugurò, primo visitatore eccellente
al quale seguirono le regine di Grecia e di Svezia, i reali d’Olanda e
molti intellettuali tra cui Malaparte e Bacchelli). Metonimia di un
universo di interni ed interiore, la sua perdita segnò il
disgregarsi di un mondo che la Sifola rimette insieme restituendo con
un brandello di saga familiare anche pagine di storia cittadina, perché
ogni storia è anche storia di famiglie.
La
napoletana Francesca Sifola firma due libri editi da Graus
Romanzi
sospesi tra memoria e sogno
di
Mario
Rovinello "Il
Roma", 24 ottobre 2004
Nel panorama
letterario degli ultimi mesi si è particolarmente distinta
la napoletana Francesca Sifola con due romanzi: “Sogno. Storia di Maria
Adelaide nobildonna napoletana” e “Tempo senza maschera” (entrambi da Graus editore). Le due opere,
sebbene assai diverse nel
contenuto e nel linguaggio, sono frutto di una profonda
riflessione da parte dell'autrice sull'animo umano e sulle sue contraddizioni.
“Sogno” è la storia di una nobildonna
napoletana
del
Novecento, Maria Adelaide Piscitelli. È un percorso della memoria, il
ricordo di avvenimenti, incontri che hanno influenzato
il corso di un'esistenza scandita tanto da momenti di felicità
quanto
da dolori e patimenti: una tipologia psicologica di femminilità, colta
nella sua formazione e nella successiva maturità. Lo
scenario di fondo è costituito dalla città di Napoli e dalla sua
provincia negli anni del fascismo, del secondo conflitto mondi- ale e dei
bombardamenti. Maria Adelaide ricorda l'infanzia,
lo zio Matteo, il nonno armatore (“avrebbe solcato acqua e
terra per
tutta la sua lunga vita”), la madre Dora e
l'aspetto anche progressista dell'educazione femminile da lei
impartita nell'intento di
rendere
le figlie temprate da una varietà di esperienze, il forte e intenso
legame dei genitori per nulla assorbito e corroso
dalla routine; e ancora Napoli, osservata e descritta sempre
con grande
tenerezza, paragonata dopo la guerra a “una regina
sconquassata”, a “un triste clown”, un incrocio
connaturato di forze opposte tra loro. La protagonista passa in rassegna le feste e i
balli, gli incontri con le donne napoletane del tempo, i sentimenti, l'amore che, di certo,
costituisce il motore
dell'esistenza umana; è una persona semplice che ama la vita, l'odore
del caffè al cioccolato e il sapore del gelato alla crema.
Una filosofia del vivere, un'arte, è quella di Maria Adelaide, che
riesce a scrutare oggetti, luoghi e persone come se li vedesse per la
prima volta, un modus vivendi che non riserva alcuno
spazio ad azione eroiche, ma che invece si propone
semplicemente come esempio di “storia leggera di ordinaria memoria”.
“Tempo senza maschera”, invece, è un
romanzo
costruito in un tempo a
venire, in un futuro artificiale (“l'orologio della Torre di Ferro
segnava: 10 luglio 2060” ). In un “cielo violentato, senza
spazio”, in un'atmosfera surreale
Pietro, il protagonista, apparentemente assuefatto a un ruolo assegnatogli, decide di vivere pienamente, dando
seguito
alla passione che esplode improvvisa; riesce, così, a perdere la maschera, a liberare l'istinto, a
uscire da schemi predefiniti. È
l'angoscia di chi avverte il pericolo che un tempo
storico
dominato da un progresso tecnologico senza controllo possa annullare la libertà decisionale e la fantasia
dell'uomo. Il personaggio viene così
a vivere nei sogni, nella consapevolezza che “solo da
un'altra vita si può apprendere il linguaggio delle
sensazioni” e
raggiungere così un “senso di sublime appagamento"
L'universo
femminile al centro degli emozionanti racconti
di
Francesca Sifola
La
vita delle donne? Un luna park
di Barbara Leone,
"L'Avanti", luglio 2002
Al di là del
sole,
laddove si
dispiega
l'universo infinito, esiste un mondo dove nascono i sogni. Nel suo lacrimato esilio a Soci sul Mar
Nero, il
poeta Ovidio immaginò che le fantasie
degli uomini si ge nerassero in una
grotta dove tra
lo
stormire delle
fronde e il mormorio dei ruscelli, la natura pacificata
elaborasse esaltanti creazioni. In questo mondo che
corrisponde
a quello stato che Benedetto Croce
definiva “di interpretazione lirica della
realtà” nascono le creazioni letterarie
degli scrittori. Non il reale e nemmeno l'immaginario
ma
qualcosa che parte dalla realtà, si trasfigura e la trasfigura fino
a giun-
gere in un territorio che appartiene soltanto alla
creativita. Francesca Sifola, che nei giorni scorsi ha dato
alle stampe
un libro di racconti intitolato “Luna Park” appartiene solo in
parte
al mondo ultraterreno immaginato da Ovidio.
Pubblicato da “L'Autore Libri di
Firenze”, il
volume della giovane scrittrice napoletana s'apparenta molto alla
trasfigurazi- one
letteraria della realtà ipotizzata da Croce. Nel suo libro, sono 25
racconti brevi, è sorprendente la maestria con cui l'autrice
entra nel mondo delle donne. È dunque un libro al femminile?
Certamente e
con qualche piccola eccezione. Ma non è un quaderno
di doglianze né di rivendicazioni bensì un
sottile raggio laser che penetra in
un universo ancora, e per molti aspetti, oscuro, inesplorato e
misterioso.
Sono cambiate le donne? La domanda è così banale che serve solo da es- pediente retorico per
avviare la discussione. Giornali, riviste
illustrate di tendenze diverse, radio del bla-bla e
televisioni
togate
o commerciali si sforzano quasi di mostrarci una donna
sciolta,
disinibita, diversa, ahi quanto!, dalle nostre mamme e dalle nostre nonne. Per
converso non si fa che parlare della crisi degli uomini. I valori
maschili - si dice - sono svaniti o
sbiaditi e comunque sovrastati da valori femminili che hanno finito
per imporsi e diventare prevalenti. Fin qui il
discorso di principio che, banale come il nostro interrogativo, non può
essere che falso e retorico. Come diceva il
signore di Donnafugata (ovvero il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa),
tutto deve cambiare
perché nulla cambi e nella sostanza nulla o poco e nulla è cambiato
nell'universo femminile. Le donne non si lasciano ingannare e il
libro di Francesca Sifola lo dimostra in
abbondanza.
La
scrittrice va sotto la scorza delle apparenze, i fianchi fasciati di Veronica,
l'apparente
spaval- da sicurezza di Rosalinda, per scoprire che
esiste un
“odore dei sogni sui volti delle donne”. E siamo tornati a
Ovidio. Le donne sanno, ci dice l'autrice
attraverso le vicende delle sue
eroine, le donne sanno di essere donne, ne hanno la con- sapevolezza, hanno la fermezza
sensuale dell'appartenenza, il primigenio carattere del femminino. Le donne possono essere anche dietro il successo di
un uomo, e va
bene, ma da ieri le donne il successo, l'avventura, la consapevolezza
del brivido vogliono sperimentarle da sole senza l'ausilio
di nessuno. Non vi fidate delle apparenze, non date ascolto - ci dice
con i suoi
racconti la Sifola - a quell'apparente incertezza delle donne. Le donne
sono incerte solo quando devono scegliere e scegliere sta nella
natura delle donne. Ma quando sono folgorate dall'intuizione le donne non
esitano, vanno diritte allo scopo e colpiscono l'obiettivo senza aver
nulla da invidiare agli uomini. Ma il libro della scrittrice
napoletana si addentra anche nello sconsolato mondo della solitudine
femminile che è
ben più arida e triste di quella maschile perché fatta di mille
rimorsi, cento esitazioni e chissa quanti rimpianti. In questo
senso il
racconto delle due sorelle sole di ascen- denza semitica è davvero tra le
cose
migliori del libro. Le due vecchie stanno insieme e temono
di essere d'ombra l'una all'altra, si cercano ma in fondo si detestano
e un
mondo gretto e grigio viene descritto
in maniera esemplare. Un pezzo da antologia. Ma le donne,
ci dice Francesca Sifola, appaiono anche arroganti, sfacciate
mascoline e detestabili. Se ne ren- dono conto e perché lo
fanno? Lo fanno perché sono la scia di coda del vecchio mondo
al femminile, non sono l'avan- guardia del nuovo che avanza, come si
diceva qualche anno fa. Non pensate che arroganti lo
siano davvero.
Dietro un desiderio d'amore non
appagato c'è una ricerca
di
qualcosa che non si sa definire e che non arriva, ci sono in- somma
le donne di sempre come era Madame Bovary. E a ben vedere di bovarismo
si
tratta non di consapevolezza per- ché molto diverso
è l'atteggiamento delle donne che questo stadio hanno raggiunto e
che sono in grado di
coniugare valori femminili(la grazia, la dolcezza, lo stralunamento, i sogni) con
il grado di
avanzamento
raggiunto nella società di oggi.
Noi, come donne, siamo grate a
Francesca Sifola che
ci ha regalato questo straordinario “breviario” della donna moderna
e dei valori antichi delle femmine. Le siamo grate come lettrici
per la spigliatezza, la facilità di scrittura
le evocazioni che ci regala e le siamo grate come donne perché ci
consente di aprire finalmente un discorso serio e non con- venzionale
sull'universo
“con le
gonne”. Ma ancora una cosa vorremmo aggiungere
e si tratta di un consiglio. Libri come questo devono essere
diffusi e pubblicizzati non solo fra le donne (che sanno più
di
quanto spesso non dicano) ma special- mente fra gli uomini che
guardano i giornali, vedono
la tv e si immaginano le dorme siano tutte come
“quelle quattro
sgallettate” che spesso compaiono in video. Ragazzi, le donne
sono
altra cosa, più complessa e più difficile e per questo consigliamo
anche e
soprattutto a voi il libro di Francesca. Portatelo con voi sotto
l'ombrellone quest'estate, siamo certe che vi sarà molto utile!

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