scrittrice napoletana Francesca Sifola
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    Gaetano Menna

      Agricoltura Nuova, Luglio 2010

 
     La memoria, il sogno, l’incanto. La protagonista del romanzo di Francesca Sifola fugge dalla realtà rifugiandosi in un mon-
   do “altro”. Ci viene  in mente  l’incipit del film di Fellini  “Otto e mezzo”, con gli  uomini  chiusi  nelle auto in fila,  separati nei
   propri  microcosmi e poi il  regista che fugge dalla realtà quotidiana e opprimente “volando” sulle ali della fantasia e dell’arte.
   Il romanzo della scrittrice napoletana è riflessivo, onirico. Narra di una donna che si rifugia nel sogno ad occhi aperti.
       Visionario e  riflessivo, il  racconto  circumnaviga  intorno  ai sentimenti.  Un po’ “leibniziana”, la  protagonista, Claudia, è
   chiusa  nella  sua “monade” senza  porte e finestre; e allora crea la finestra onirica. Si tuffa in visioni fantastiche, si lascia tras-
   portare su le ali della fantasia, si sdoppia.  C’è una parte “cosciente” che vive, ama, parla con gli altri; ma ce n’è un’altra più
   recondita che è “altrove”, anima vagante  in universi “paralleli”. Due parti che si ricongiungono solo la notte, quando si è soli
   con se stessi. Una storia così riflessiva, richiedeva uno sforzo narrativo.E l’autrice, nella scrittura, utilizza uno stile espressivo
   particolare, immaginifico. Non banalizza ma descrive in modo poetico. Utilizza le parole come pennellate sulla tela narrativa.
   Ad esempio il dormire è “il desiderio di magia che si sciolse sotto le palpebre fino alle prime ore dell’alba…”  Tutto ciò può
   forse  rallentare  la lettura,  ma è un bene.  D’altronde  come  si fa ad  essere  lettori  distratti  di una  storia  che  punta sulla
   meditazione?

   La scatola bucataAgricoltura, luglio 2010 
 recensioni sifola  Gaetano Menna "Agricoltura Nuova", Luglio 2010
 recensioni sifola  Sogno, l'ultimo romanzo di Francesca Sifola "Cronache di Salerno" 22 Settembre 2009
 
recensioni sifola  Napoli e il "Sogno" di Maria Adelaide "La citta di Salerno" 22 Settembre 2009
 
recensioni sifola  Saga familiare da ricomporre come un presepe "Corriere del mezzogiorno" 4 Agosto 2009
 
recensioni sifola  Romanzi sospesi tra memoria e sogno "Il Roma" 24 Ottobre 2004
 
recensioni sifola  La vita delle donne? Un luna park  "L'Avanti" Luglio 2002  
 
    Una storia vera quella di Maria Adelaide Piscitelli: una vita oltre dolore e ipocrisia
    Sogno, l'ultimo romanzo di Francesca Sifola
       "Cronache di Salerno", 29 settembre 2009

   "Sogno" sottotitolato: storia di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna napoletana, Guida Editori, pp194.
   Una storia vera, quella di Maria Adelaide Piscitelli, una storia che con il “sogno” e nel “sogno” ha eletto se stessa a simbolo
   di un’esistenza, avvolta da una passione incontaminata per la vita in sé.Si potrebbe dire una “vita oltre”: oltre il dolore, oltre
   l’ipocrisia  di una classe  aristocratica, troppo spesso ingabbiata da sovrastrutture a senso unico; oltre  quell’insano termine,
   così abusato, di “fallimento”, per non avere portato a termine un matrimonio; oltre quel voler credere, a ogni costo, che sol-
   tanto la ”razionalità”  avrebbe il potere di tenere in piedi l’essere umano davanti alle vicissitudini della propria vita. 
      No, Maria Adelaide non ci sta a questa  riduzione delle facoltà  umane e guarda  il mondo  attraverso  un  ingrandimento,
   sempre, anche quando la prospettiva deve essere  allargata dal “sogno”, ma  non  per questo, ristretta alla  parafrasi di una
   vita  non pienamente vissuta, anzi, piuttosto, dilatata a potenzialità più ampie. Perché  la parola “sogno” non sta ad indicare
   banalmente desideri non esauditi, ma diviene quella categoria  sostanziale sul cui  tappeto potere camminare con la forza di
   una vita collegata ad un’energia  sconosciuta; per cui: guerra, morte, divorzio, lacrime diventano il  paradigma potenziale di
   un’esistenza che si accresce nel trasformare se stessa, sempre e comunque, nella passione del vivere.
      E quale città, più di ogni altra, con  la sua tormentata  anatomia  storica  poteva  fare da  bacino a  questa  donna, se non
   Napoli? Con questa città lei ha “un intimo rapporto d’amore”, una simbiosi che funge da calamita nel serrato abbraccio tra
   la sua  interiorità e le  viscere, spesso  inconsulte, di una Napoli che, tante volte, vicina alla  preoccupante decadenza, resta
   comunque con un orecchio teso al possibile e un istinto aperto verso l’improbabile.
      Ed è qui che la protagonista di “Sogno” e il luogo in cui si svolge la sua storia si fondono eleggendo la propria esistenza a
   una sorta di eroico scambio di vite parallele, tra umori e odori di mare e di “sogni”.
      E se il lettore vorrà unirsi a loro, scorrendone  le pagine, potrà trovare uno specchio per riflettersi  in superfici, a lui, forse,
   ancora sconosciute.

    via Foria la spiaggia della Mergellina            Torna all'inizio pagina
     Napoli e il "Sogno" di Maria Adelaide
     "La Città di Salerno", 22 settembre 2009, pagina 37, sezione Nazionale

     Napoli. S’intitola "Sogno" ed è  quello  che diventa  realtá  tangibile  dell’interioritá  della  protagonista. Il libro, pubblicato
   dalla scrittrice napoetana  Francesca Sifola nel 2005 per i tipi Graus e riedito da  Guida  Editori nel maggio 2009. Il testo si
   muove lambendo vari generi  letterari: il romanzo storico, la cronaca familiare, il racconto di formazione. E ciò dal momento
   che narra la vicenda di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna napoletana, ma anche di sua sorella Wanda e della loro madre
   Dora, s’incunea  perfettamente in quella  ben più ampia del  momento storico che sono chiamate a vivere. Periodo  segnato
   dalla guerra, e incorniciato dallo scenario prezioso e forte di una Napoli assai presente nel testo. Ma quello che più colpisce
   nel  volume della Sifola, è la graduale  scoperta  della  femminilitá  da  parte della  protagonista. Uno stile capace di rendere
   scorci pittorici della cittá, il clima storico-sociale e, impresa forse anche più ardua, di cogliere la complessitá e la profonditá
   delle dinamiche interiori femminili. Una storia vera, che percorre questo "sogno".                                      
                                                                                                                                                              Torna all'inizio pagina
    "Sogno", Storia di Maria Adelaide Piscitelli, nobildonna napoletana
    Saga familiare da ricomporre come un presepe
      di Natascia Festa "Corriere del mezzogiorno", 4 agosto 2009

      La protagonista di questo libro ha il nome di una nave: Maria Adelaide, e ha attraversato la vita come fosse un mare, con
   lo scafo sicuro, tanto della bellezza quanto del pericolo. Tra quelli di famiglia, lo aveva inserito il bisnonno materno, trasgre-
   dendo alla rigida continuità  onomastica  delle  famiglie di  alto lignaggio. Giovanni  Laganà, avventuroso  armatore siciliano,
   aveva  pensato che quel  nome, mutuato  da alcuni  discendenti  di colonizzatori  inglesi  del  New  England, fosse  di  buon
   auspicio “forse per la presenza di quelle quattro A distese tra le labbra bene aperte”.
      A restituirci la vita di questa  napoletana, attraverso una  matrilinearità che si estende alla madre Dora, è Francesca Sifola
   in Sogno, Storia di Maria Adelaide nobildonna  napoletana (Guida, 194 pagine, 12,50 euro). L’autrice, dopo tre romanzi e
   una raccolta di racconti  brevi, ora cura seminari  sul “recupero delle emozioni”. E in questo solco professionale, è il caso di
   dire, s’inserisce  anche  la scrittura  di  questo  diario  familiare, in cui il centro  non  sono le vicende di  un nucleo blasonato
   all’interno di una città  nobile e umiliata - la Napoli del dopoguerra - ma lo sguardo che su di esse avevano  Maria Adelaide
   e le altre.
      A quest’altezza cronologica  tutto si  volge, per  presenza o per assenza, intorno alla grande villa  Piscitelli,  requisita dagli
   americani dopo la liberazione. Ma più della casa - anzi, delle case - simbolo della famiglia era un’opera che un’altra dimora
   (la villa materna dei Gatti  Farina) aveva  custodito  per anni e che poi, come  accade, il  matrimonio “sbagliato” di  uno dei
   fratelli aveva destinato alla dispersione. L’opera era il  presepe, non  uno qualsiasi, ma  “Il presepe  Gatti  Farina”, appunto,
   con statuine di Sammartino, Gori e Mosca  (nell’appendice fotografica se ne trovano riproduzioni d'epoca e l’autografo del
   principe  Umberto di Savoia  che lo inaugurò, primo visitatore eccellente al quale seguirono le regine di Grecia e di Svezia, i
   reali  d’Olanda e  molti  intellettuali  tra cui  Malaparte e Bacchelli). Metonimia di un  universo di  interni ed  interiore, la sua
   perdita segnò il disgregarsi di un  mondo che la Sifola  rimette  insieme  restituendo con un brandello di saga familiare anche
   pagine di storia cittadina, perché ogni storia è anche storia di famiglie.

  Maria Adelaide   Wanda   Il presepe Gatti Farina          Torna all'inizio pagina
    La napoletana Francesca Sifola firma due libri editi da Graus
   Romanzi sospesi tra memoria e sogno
     di M
ario Rovinello  "Il Roma", 24 ottobre 2004

     Nel  panorama  letterario degli  ultimi  mesi si è particolarmente distinta  la napoletana  Francesca  Sifola con due romanzi:
   “Sogno. Storia di Maria Adelaide nobildonna napoletana” e “Tempo senza maschera” (entrambi da Graus editore). Le due
   opere, sebbene assai  diverse  nel contenuto e nel  linguaggio, sono frutto di  una  profonda  riflessione da  parte dell'autrice
   sull'animo umano e sulle sue contraddizioni.
      “Sogno” è la storia di una nobildonna napoletana del Novecento, Maria Adelaide Piscitelli. È un percorso della memoria,
   il ricordo di avvenimenti, incontri che hanno influenzato  il corso di un'esistenza scandita tanto da momenti di  felicità quanto
   da dolori e  patimenti: una tipologia  psicologica di  femminilità, colta  nella sua  formazione e nella  successiva  maturità. Lo
   scenario di fondo è costituito dalla città di Napoli e dalla sua provincia negli anni del fascismo, del secondo conflitto mondi-
   ale e dei  bombardamenti. Maria  Adelaide  ricorda  l'infanzia, lo zio Matteo, il  nonno armatore (“avrebbe solcato acqua e
   terra  per tutta  la sua  lunga vita”), la  madre Dora e  l'aspetto anche progressista dell'educazione femminile da lei impartita
   nell'intento di rendere le figlie temprate da una varietà di esperienze, il forte e intenso legame dei genitori per nulla assorbito
   e corroso dalla routine; e ancora Napoli, osservata e descritta  sempre con grande tenerezza, paragonata dopo la guerra a
   “una regina sconquassata”, a “un triste clown”, un incrocio connaturato di  forze opposte tra loro. La protagonista passa in
   rassegna  le feste e i balli, gli  incontri con  le donne napoletane del  tempo, i sentimenti, l'amore che, di certo, costituisce  il
   motore dell'esistenza  umana; è una  persona semplice che ama la vita, l'odore del caffè  al cioccolato e il sapore del gelato
   alla  crema. Una  filosofia del  vivere, un'arte, è quella di  Maria  Adelaide, che  riesce a  scrutare  oggetti, luoghi e persone
   come se li vedesse per la prima volta, un modus vivendi che non riserva alcuno spazio ad azione eroiche, ma che  invece si
   propone semplicemente come esempio di “storia leggera di ordinaria memoria”.
      “Tempo senza maschera”, invece, è un  romanzo  costruito in un tempo a venire, in  un  futuro artificiale (“l'orologio della
   Torre  di  Ferro  segnava: 10  luglio  2060” ). In  un  “cielo  violentato, senza  spazio”, in  un'atmosfera  surreale  Pietro,   il
   protagonista, apparentemente assuefatto a un ruolo assegnatogli, decide di  vivere pienamente, dando seguito alla passione
   che esplode improvvisa; riesce, così, a  perdere  la maschera, a liberare l'istinto, a uscire da schemi predefiniti. È l'angoscia
   di chi avverte il pericolo che un tempo storico dominato da un  progresso  tecnologico senza  controllo  possa  annullare  la
   libertà  decisionale e la  fantasia  dell'uomo. Il  personaggio viene così a vivere nei sogni, nella consapevolezza che “solo da
   un'altra vita si può apprendere il linguaggio delle sensazioni” e raggiungere così un “senso di sublime appagamento"

   
Napoli, Porta Capuana Napoli, Cartoleria De Magistris              Torna all'inizio pagina
    L'universo femminile al centro degli emozionanti racconti di Francesca Sifola
   La vita  delle donne? Un luna park
     di Barbara Leone, "L'Avanti", luglio 2002

      Al di  là del sole, laddove si dispiega  l'universo  infinito, esiste un mondo dove nascono i sogni. Nel suo lacrimato esilio a
   Soci sul  Mar Nero, il poeta Ovidio immaginò che le fantasie degli uomini si ge nerassero  in una grotta dove tra lo stormire
   delle fronde e il mormorio dei ruscelli, la natura pacificata elaborasse  esaltanti creazioni. In questo mondo che corrisponde  
   a  quello  stato  che  Benedetto Croce  definiva “di  interpretazione  lirica della  realtà” nascono le creazioni  letterarie degli
   scrittori.  Non il  reale e nemmeno l'immaginario ma qualcosa che parte dalla  realtà, si  trasfigura e la trasfigura  fino a giun-
   gere in un  territorio che appartiene soltanto  alla creativita. Francesca  Sifola, che nei giorni scorsi  ha dato alle stampe  un
   libro di racconti intitolato “Luna Park” appartiene solo in parte al mondo ultraterreno immaginato da Ovidio.
      Pubblicato da “L'Autore Libri di Firenze”, il volume della giovane scrittrice napoletana s'apparenta molto alla trasfigurazi-
   one letteraria della  realtà  ipotizzata da Croce. Nel  suo libro, sono 25 racconti  brevi, è sorprendente  la maestria con cui
   l'autrice entra  nel mondo delle donne. È dunque  un  libro al  femminile? Certamente e con qualche piccola eccezione. Ma
   non è un quaderno di doglianze  né di rivendicazioni  bensì  un sottile raggio laser che penetra in un  universo ancora, e per
   molti aspetti, oscuro, inesplorato e misterioso. Sono cambiate  le donne? La domanda è così  banale che serve solo da es-
   pediente  retorico per avviare  la discussione. Giornali, riviste  illustrate di  tendenze diverse, radio del  bla-bla e televisioni
   togate o commerciali si sforzano quasi di mostrarci  una donna sciolta, disinibita, diversa, ahi quanto!, dalle nostre mamme
   e dalle  nostre nonne. Per converso non si  fa che parlare della crisi degli uomini. I valori  maschili - si dice - sono svaniti o
   sbiaditi e comunque sovrastati  da valori  femminili che hanno finito per  imporsi e diventare  prevalenti. Fin qui  il discorso
   di  principio  che, banale  come  il  nostro  interrogativo, non  può  essere  che  falso e retorico. Come diceva  il signore di
   Donnafugata  (ovvero il  Gattopardo di Tomasi di  Lampedusa), tutto deve cambiare  perché  nulla cambi e nella sostanza
   nulla o poco e nulla è cambiato nell'universo femminile. Le donne non si lasciano ingannare e il  libro di Francesca Sifola lo  
   dimostra  in abbondanza. La scrittrice va sotto la scorza delle apparenze, i fianchi  fasciati di Veronica, l'apparente spaval-
   da sicurezza di  Rosalinda, per scoprire che esiste  un “odore dei sogni sui volti delle donne”. E siamo tornati a Ovidio. Le
   donne sanno, ci dice  l'autrice  attraverso  le  vicende  delle  sue  eroine, le donne sanno di essere donne, ne hanno la con-
   sapevolezza, hanno  la  fermezza  sensuale  dell'appartenenza, il  primigenio carattere  del  femminino. Le  donne  possono
   essere anche dietro il successo di un uomo, e va  bene, ma da ieri le donne il successo,  l'avventura, la consapevolezza del  
   brivido vogliono sperimentarle da sole senza  l'ausilio di nessuno. Non vi  fidate delle apparenze, non date ascolto - ci dice
   con i suoi  racconti  la  Sifola - a quell'apparente  incertezza  delle  donne. Le  donne  sono  incerte  solo  quando  devono
   scegliere e scegliere sta  nella  natura delle donne. Ma quando sono  folgorate  dall'intuizione  le donne  non esitano, vanno
   diritte allo scopo e colpiscono l'obiettivo senza aver  nulla da  invidiare agli uomini. Ma il  libro della scrittrice napoletana si
   addentra anche  nello sconsolato  mondo della  solitudine  femminile che è ben  più  arida e triste di quella  maschile perché
   fatta di  mille  rimorsi, cento esitazioni e chissa quanti  rimpianti. In questo senso il  racconto delle due sorelle sole di ascen-
   denza semitica è davvero tra  le cose migliori del  libro. Le due  vecchie  stanno  insieme e temono di essere d'ombra  l'una
   all'altra, si cercano ma in fondo si detestano e un mondo gretto e grigio viene descritto in maniera esemplare. Un  pezzo da
   antologia. Ma le donne, ci dice  Francesca Sifola, appaiono anche  arroganti, sfacciate  mascoline e detestabili. Se ne  ren-
   dono conto e perché  lo fanno?  Lo fanno perché  sono la scia di coda del  vecchio mondo al  femminile, non  sono  l'avan-
   guardia del nuovo che avanza, come si diceva qualche anno fa. Non pensate che arroganti lo siano davvero.
       Dietro un desiderio d'amore non appagato c'è una ricerca di qualcosa che non si sa definire e che non arriva, ci sono in-
   somma le donne di sempre come era Madame Bovary. E a ben vedere di bovarismo si  tratta  non di consapevolezza per-
   ché molto diverso è l'atteggiamento delle donne che questo stadio hanno raggiunto e che sono in grado di coniugare  valori  
   femminili(la grazia, la dolcezza, lo stralunamento, i sogni) con il grado di avanzamento raggiunto nella società di oggi.
       Noi, come  donne, siamo  grate a  Francesca  Sifola  che ci  ha  regalato  questo  straordinario “breviario”  della  donna
   moderna e  dei  valori  antichi  delle  femmine. Le siamo grate  come  lettrici  per  la  spigliatezza, la  facilità  di  scrittura  le
   evocazioni che ci regala e le siamo grate come donne  perché ci consente di aprire finalmente  un discorso serio e non con-
   venzionale sull'universo “con le gonne”. Ma ancora  una cosa  vorremmo aggiungere e si  tratta di  un consiglio. Libri come
   questo devono essere diffusi e pubblicizzati non solo fra le donne (che sanno più di quanto spesso non dicano) ma special-
   mente  fra  gli  uomini  che  guardano i giornali, vedono  la  tv e si  immaginano  le  dorme siano  tutte come “quelle quattro
   sgallettate” che spesso compaiono in  video. Ragazzi, le donne sono altra  cosa, più  complessa e  più difficile e per questo
   consigliamo anche e soprattutto a voi  il  libro di  Francesca. Portatelo con voi sotto  l'ombrellone quest'estate, siamo certe
   che vi sarà molto utile!
                                                                                                                                                             Torna all'inizio pagina

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