scrittrice napoletana Francesca Sifola
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                UNA VALIGIA PIENA DI PAURE


        Era riuscita in pochi  minuti a trasformare i 20 mq della camera da letto in uno dei templi più
   significativi della sua inquietudine, ma tutto questo sarebbe stato leggibile solo da un osservatore
   esperto davanti a una psiche in subbuglio. Nel suo caso non  aveva nessuno, a portata di mano,
   che
la inducesse a farla riflettere contro quello specchio di se stessa e ora sguazzava tra colori e
   tipi di
stoffe che, toccati  dalle sue dita  irrequiete, sembravano  elettrizzarsi e uscire dalla trama
   del proprio
tessuto. In fondo, stava solo preparando una valigia per i suoi soliti viaggi di lavoro.
   Questa routine
era diventata per lei un normale riflesso condizionato e tale restava visto che non
   c’era chi potesse
scrutarla, oltrepassando la zona periferica del suo essere. Le braccia continu-
   avano ad afferrare
oggetti dall’armadio a gran velocità e lo sguardo a dare rapide occhiate a tut-
   to, sbaragliando nella
mente pensieri  altrettanto agitati e confusi, che saltavano a pié pari quelle
   forme, ormai ingigantite,
dei suoi reali e ingolfati meccanismi interiori.
        La valigia era già stracolma di tutto, con una cerniera ai limiti della sopportazione e dentro vi
   era
anche tutta la sua  inconsapevolezza come  silenziatore delle proprie paure. Vi aveva messo
   ogni ben
di Dio, o meglio, ogni bene del sistema in cui viveva, che, con spot pubblicitari, ti sbat-
   teva in faccia
 il volto di  una  donna  stracciato da crepe per  inesorabile  perdita  di elasticità e  
   allora… quel volto
diventava il suo e giù in valigia crema per la notte, per il giorno, maschera da
   applicare prima
dell’uscita serale, e, per questa, vestito di seta o di chiffon o di maglia o di lino o
   nero o rosso o
bianco o marrone o… o…  Al check-in quella valigia non l’avrebbero fatta pas-
   sare di certo per un
bagaglio a mano. Ah, questo  benedetto sistema  che ti diceva come non in-
   grassare, non invecchiare,
non ammalarsi, non annoiarsi, essere in tiro con la vita! Lei riusciva a
   rispondere solo trasformando
le sue braccia  in argani  inossidabili per trainare quel malloppo di
   cose per assecondare i suoi
 bisogni  fisici, che non erano altro che eruzioni di sconnessioni psi-
   chiche.

        La sua vita scorreva  sbattuta di qua e di là, mentre il  nodo  centrale di tutto il suo essere si
   torceva
con  nuovo vigore, senza che  nessuna  reale soluzione le venisse in aiuto dal sistema al
   quale si era
uniformata.  Qualsiasi imperfezione del suo corpo veniva spedita al cervello che ar-
   chiviava file pieni
di una troppo accelerata  biografia di se stessa. La scena della sua camera da
   letto, prima di partire,
si ripeteva  ogni settimana, finché un giorno non le si parò davanti l’unico  
   specchio che non aveva
mai fatto carte con  gli  spot  pubblicitari: quello dall’anima…  e allora,
   scrutando  nei cristalli di due
lacrime spesse ella intravide infine la sua reale palude interiore.





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scrittrice napoletana