scrittrice napoletana Francesca Sifola
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                                       Libromachia
                                                  Libri soffocati

    Con passo felpato entra in libreria. C’è tanta di quella confusione che non ha
 senso camminare quasi in punta di piedi, si tratta, forse, di un riflesso condiziona-
 to, ma condizionato da che? Si ferma, ha il cervello in ebollizione, le mani sudate.
 Valanghe di libri si schiantano contro di lei: diritti, obliqui, con la copertina impu-
 dica o con i dorsi allineati, dove chi ha la malaugurata idea di vedere di che si
 tratta, rimedia un torcicollo, la cui gravità dipende dall’angolatura che si è cos-
 tretti a tracciare con la testa per tentare di seguire la posizione del libro, in cima
 o raso terra e, se poi si trova a metà, il collo è ormai distorto per poter arrivare
 a quell’altezza intermedia. Lei continua a sentire una sensazione di disaggio, men-
 tre percorre ampi spazzi. Primo piano, secondo, piano terra: il suo disaggio
 aumenta… Uno spintone la manda dritto in faccia a un ragazzo che si dondola,
 assorto, su ginocchia rammollite dai calzoni con il cavallo alle caviglie e che
 sciacqua il suo cervello nelle cuffie: rap, pop, funk, disco… Lei ne fissa lo sguar-
 do per aggrapparsi a un’emozione… niente da fare: quelle cuffie sembrano aver-
 gli coperto anche gli occhi specchio, si dice, dell’anima. Al termine della sua so-
 litaria performance non avrà sfogliato neanche mezzo libro.
    Lei si guarda ancora intorno per  prendere tempo, sa di essere entrata li con
 uno scopo preciso, ma le fa fatica portarlo a compimento, da qui il suo disaggio:
 deve controllare se c’è il suo testo, si perchè lei scrive. Ama le parole più di se
 stessa. L’occhio ora le cade su due donne al bar che chiacchierano del più e del
 meno senza che abbiano tra le mani l’ombra di un libro. Un tizio si alza con len-
 tezza da un divano, ripone un testo: è lì da ore, non lo compra. Lei procede ver-
 so lo scaffale: lo sapeva, il suo libro non c’è! Deve proprio chiedere alla com-
 messa, sì sempre la stessa che, ormai, la guarda dall?alto in basso, annoiata,
 sfatta per quella congerie di parole e parole gettate dappertutto alla rinfusa. Lei
 viene trafitta da quell’aria “ciabattante” : è un vero colpo al cuore, un singulto
 nell’anima, che, prima di quel lentissimo viaggio del suo testo sugli scaffali, un vi-
 aggio da treno merci, se mai ci arriverà… ha conosciuto, creando, il vero senso
 della vita.
 Peccato!
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