scrittrice napoletana Francesca Sifola Napoli
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La scatola bucata Sifola
     In un “parco” cittadino, così denominato dall’edilizia mistificatrice della seconda metà del
 ventesimo secolo, in una realtà senza spazio di un condominio congestionato da rumori, Clau-
 dia si trasferisce a vivere o piuttosto “viene trasferita" da Roberto. Siamo negli interni degli
 anni ottanta, dai soffitti bassi, dai saloni bivani, dagli ingressi minuscoli... dai pezzi necessari
 alla “categoria di lusso”. Ma in un giorno “che sembra essere cominciato come tutti gli altri"
 Claudia si sente sommersa da una massa informe e rossa come il sangue. Dalla prima sensa-
 zione di soffocamento, smembrando la trama del magma rosso porpora,spunta un’imma-
 gine nitida: la strada che ha percorso durante la sua infanzia nella parte bassa della città, dove
  il sole si unisce col mare nell’abbraccio del golfo.
     Da questo momento fulmineo e inaspettato Claudia comincia a ripercorrersi, a camminare
 sopra le impronte che, senza coscienza, ha tracciato lei stessa. Si muove con la determinazione
 e la sofferenza di un iniziato, arsa dal bisogno di conoscere, a dispetto del rischio che compor-
 terà, l’ultima meta.
     Nel viaggio, passo a passo, comincia a presentire un futuro di sé solo e unicamente in forma
 diversa dal suo stato di vita attuale. Sa che tutto sarà diverso e aperto a ogni possibilità proprio
 come lo era il suo passato prima di ora; piega dopo piega, sprofonda in esso per riemergere in-
 dividuando non l’ultima meta, ma l’inizio dal quale cominciare a “esistere” senza che la vita sia
 quella vissuta da un’altra.
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Scene di scrittura Sifola
    “Scene di scrittura” propongono molti mondi, attraversati dalla scrittrice, con lo sguardo del
 prima, del durante, del poi, con la passione e il distacco di un’attrice che si fa regista di se stes-
 sa.Si vuol dire che stare dentro la parte permette di verificare sulla propria pelle “il giuoco delle
 parti” di pirandelliana memoria, avvalorando l’idea di quel “teatro nel teatro" di cui l’autore ag-
  rigentino si fece avido sperimentatore.
    Essere persuasi di interpretare una parte, di recitare un copione nel grande teatro della vita è
 l’idea-guida anche di questo canovaccio, in cui il racconto vero e proprio cerca conferma ed
 evidenza in uno spartito appunto teatrale, con i suoi dialoghi, con le sue didascalie, capaci di
 scandire il senso della storia e di ampliare e approfondire la visuale critica in essa abbozzata.
 Teatro, letteratura e vita si giocano così le loro carte più segrete in una progressiva esibizione
 dei meccanismi che regolano il mondo dei pensieri e dei sentimenti, nella sottolineatura di una
 gestualità rivelatrice dell’ambiguorapporto tra anima e corpo.
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Sogno Storia di Maria Adelaide Piscitelli
    Il testo si muove lambendo vari generi letterari: il romanzo storico, la cronaca familiare, il rac-
 conto di formazione. E ciò dal momento che la vicenda di Maria Adelaide, ma anche di sua so-
 rella Wanda e della loro madre Dora, s’incunea perfettamente in quella ben più ampia del mo-
 mento storico che sono chiamate a vivere. Periodo segnato dalla guerra, e incorniciato dallo
 scenario prezioso e forte di una Napoli assai presente nel testo. A cominciare dai luoghi, dai
 nomi, passando attraverso le atmosfere, sino ai personaggi e ad alcuni piccoli riti tutti “nostra-
 ni”.
 Ma quello che più colpisce è a graduale scoperta della femminilità da parte della protagonista.
 Lungo quest’itinerario intimo e personale, al centro di una società chiaramente connotata e nel
 solco di un’antica tradizione familiare, l’autrice scorta il lettore, dopo averlo preso per mano
 con la delicatezza di una scrittura piana e schietta. Uno stile capace di rendere scorci pittorici
 della città, il clima storico-sociale e, impresa forse anche più ardua, di scogliere la complessità
 e la profondità delle dinamiche interiori femminili. Di una femminilità che s’apre ora alla vita
 adulta, alla conoscenza della fisicità, dei sentimenti più maturi e dell’eros.
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Tempo senza maschera Sifola
    Dopo aver scritto vari racconti, finalmente l’autrice napoletana si cimenta col formato lettera-
 rio del romanzo, l’unico strutturalmente adeguato per tracciare il viaggio interiore, oltre ogni ca-
 tegoria ortodossa di spazio e tempo, del protagonista. La proiezione verso un’era futuribile,
 postmoderna, costellata da automatismie condizioni di vita artificiali, diviene, grazie all’invenzio-
 ne narrativa, veicolo di un cammino a ritroso verso la coscienza di sé e del proprio passato. La
 maltollerata abitudine a un ruolo predeterminato, la sua accettazione quasi meccanica s’infrange
 allorquando, in maniera inevitabile e forse anche prevedibile, questa sorta di apatia interiore è
 squassata da una passione profonda e dirompente. D’un tratto cala ogni maschera, la vita e il
 tempo sono abbracciati nella loro piena schiettezza, in nome d’uno amore totale e profondo,
 che prescinde da doveri e necessità.In tal modo, il percorso nello spazio e nel tempo si fa per-
 sonale e genera segmenti di interiorità del protagonista, che sembra tendere verso un ritorno
 alla realtà primigenia,più vera di quella condivisa e attuale, così artificiosa e illusoria. Cercare di
 scandagliare la profondità del personaggio ha richiesto all’autrice una prosa essenziale, asciutta,
 in grado di rendere i tempi delle pause, dell’incalzare e delle riflessioni più lunghe e meditate.
 Nonché una varietà di stili che paiono adeguarsi ai differenti momenti e sonorità di un’inquietu-
 dine di fondo, che caratte rizza tutto il romanzo e i suoi fantasmagorici e spesso cupi scenari
 avveniristici.
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Sifola Luna Park
   Luna Park è un testo che nasce dall’osservazione della realtà quotidiana, dall’incontro dell’im-
 maginario dello scrittore con la realtà che lo circonda. L’indagine narrativo-psicologica è affida-
 ta principalmente all’ironia che funge da lente d'ingrandimento del nostro sé. La psiche è sede
 di desideri, pulsioni e sogni che messi in contatto con la barriera della realtà generano piccole o
 grandi patologie, ma lei c’è e si fa sentire e il rimandarla giù è un espediente che può solo ri-
 mandare l’apparire del problema.Si difende da una specie di sabotaggio, mantenendo una
 propria autonomia, parla un idioma specifico, generando campanelli d’allarme che vogliono
 avere la volontà di svegliare l’individuo per aprire una strada diversa da percorrere, quella in
 sintonia con i suoi desideri e i suoi sogni, con la vera natura della sua psiche, della sua anima. Il
 nostro bene più prezioso ci scappa di mano, facendoci creare identità che non corrispondono
 a quella reale e che coprono la nostra paura di andare a stanare quella vera.
   Eppure in un angolo del subconscio l’uomo sente che il portarla a galla potrebbe aprirgli le
 porte per recuperare una specie di pace perduta, ma il viaggio a cavallo tra l’essere e l’appari-
 re, tra ciò che è interiore ed esteriore gli risulta estremamente faticoso,Il potere dell’immagine
 da cui  viene bombardato da ogni angolo, lo risucchia in una preoccupazione scandita da azi-
 oni ripetitive per mostrarlo in modo indefettibile agli altri e non per aprire il varco alla domanda:
 “Cosa voglio io per me stesso?”
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La scatola bucata
Francesca Sifola
 Francesca Sifola, napoletana, vive
 tra Napoli e Roma.
 Laureata in Lingue e Letterature
 Straniere presso l’Università degli
 Studi di Napoli  “Federico II”
 Tra il 1980 e il 1982 insegna inglese
 in Licei e in Istituti Professionali di
 Stato.
 Nel 1982 consegue il “Diplôme des
 Études Françaises Supérieures”
 presso l’Institut de Grenoble e nello
 stesso anno quello di  “English for
 Foreign Teachers and Translators”
 presso l’Università di Edinburgo.
 Nel 1983, lo studio Fersen di Roma
 le rilascia il diploma di attrice di
 prosa .
 Nel 1984, debutta con Vittorio
 Caprioli.
 Dal 1988 al 1991, è borsista di Studi
 Umanistici e Rinascimentali presso
 l’Istituto Italiano di Studi Filosofici di
 Napoli.
 Dal 1991 ad oggi, si dedica esclusi-
 vamente al suo lavoro di scrittrice.
 Nel 1994 e nel 1995, “Silver Press”
 di Genova pubblica due racconti bre-
 vi: ”Amare un ombrello e un Militare”
 e “Alla ringhiera”.

 Nel 2003, per MEF Editori, pubblica
 la raccolta di racconti, “Luna
Park”,
 che nel 2004 vince Il premio lettera-
 rio “Il Nuovo Fata  Mor
gana”.
 Nel luglio del 2004, pubblica, per
 Graus Editori, il romanzo “Sogno“,

 Storia di Maria Adelaide Piscitelli,
 nobildonna napoletana, vincitore del
 premio
“Emily Dickinson” nel 2005.
 Uno “scorcio” dello stesso romanzo
 si 
classificato al primo posto del
 premio “Albatros” nel 2004.

 Sempre nel 2004 per Graus Editori,
 pubblica il romanzo “Tempo
senza
 maschera”, un testo sul rapporto tra
 coscienza individuale e
universo
 ipertecnologico.

 Nel novembre 2005, col testo “Sce-
 ne di scrittura", pubblicato nel
mag-
 gio 2006 per Graus Editori, si è clas-
 sificata prima per la sezione
“Libro
 Inedito" al “Premio Internazionale
 Cultura di Ieri e di Oggi, città
di Reg-
 gio Calabria”. Il testo vede riuniti
 linguaggio narrativo e teatrale,
aven-
 do all’interno della tessitura in prosa
 quattro atti unici.

 Con un racconto inedito, “Una vita
 al sapore di cioccolato”, vince la

 XVIII edizione del premio di poesia,
 narra-tiva e pittura “Areopago”.

 Inoltre è autrice di due soggetti cine-
 matografici: "Ritratto in piedi",
tratto
 da una storia vera, quella dell'anar-
 chico Giuseppe Manzini e

 "Tempesta al caffè: Napoli".

 Dal 1998, è presidente della
 Fondazione Interregionale Europa e
 Comunità mondiale,
 che si propone di ridare una connota-
 zione unita
ria alla cultura e alla Sto-
 ria d’Europa all’interno delle nuove
 problema
tiche multimediali. La Fon-
 dazione è stata costituita per volere
 di Padre
Angelo Arpa, colui che,
 negli anni sessanta, opponendosi
 alla censura
 vaticana, creò le condi-
 zioni necessarie per varare la visi-
 one de ”La
Dolce Vita” di Federico
 Fellini.

 Dal 2005 al 2007, collabora al quoti-
 diano “Roma" all’interno della
rubrica
 culturale “Ciak si scrive”.

 Nel 2007, alla Fiera del
 Lussemburgo, presenta i suoi testi,
 come
esponente della cultura
 italiana all’estero.

 Locandina Fiera di Lussemburgo 
 Nel 2009 vince il Premio Letterario
 Nazionale “Calabria in giallo”
 dell’Associazione Castello d’Alta-
 villa, con il racconto “Don Carmine

 Paternò"
 Sempre nel 2009 il romanzo “Sogno”
 vince il premio “Antonio de
Curtis".
 Nel 2010 pubblica con Edizioni
 Sabinae il romanzo "La scatola
 bucata".
 
Sifola aLussemburgo
scrittrice napoletana